Zao – Recensione: The Funeral Of God

Il ritorno della band era più che mai atteso tra gli amanti del metal-core di vecchia scuola, anche per una verifica dello stato di salute di un gruppo colpito da un cambio di line-up importante come la fuoriuscita del batterista e leader della band Jesse Smith. Solidi come la loro fede religiosa gli Zao non si sono arresi alle circostanze e ‘The Funeral Of God’ è un altro splendido lavoro in bilico tra l’asprezza del metal estremo (pensiamo soprattutto alle vocals ‘Carcass-oriented’ di Dan Weyandt) e la componente più modernista del post-core. Se non li avete mai ascoltati è però impossibile farvi intuire il modo unico in cui riescono a miscelare il metal più classico, le sonorità a volte doom-decadenti (‘The Lesser Lights Of Heaven’) e le dissonanze dell’hardcore con un gusto per la melodia che riesce a sfiorare l’emo-core – impressionante a proposito ‘In Time Gone Past’, uno dei momenti migliori dell’intero lavoro. In proporzione questa nuova uscita ci presenta il lato più cupo e metallico degli Zao, con atmosfere plumbee e un assalto sonoro che quando si mette in moto non disdegna ritmiche thrash-death come in ‘Praise The War Machine’. In un tale contesto i rari ritornelli melodici (ad esempio in ‘Truly, Truly, This Is The End) si caratterizzano di una espressività maggiorata dall’assoluta mancanza di un contesto congeniale. La varietà emozionale ha del sorprendente, uscendo completamente dal concetto di appartenenza stilistica per preoccuparsi solo di esprimere nel modo migliore l’angoscia che pervade il connubio musica/liriche. Come non rimanere esterrefatti davanti a ‘Psalm Of The City Of The Dead’? Una chiusura gotica ricca di atmosfera che non sfigurerebbe in un disco degli Anathema. Un’opera impressionante. Una band fondamentale.

Voto recensore
8
Etichetta: Ferret / Universal

Anno: 2004

Tracklist: 01. Breath Of The Black Muse
02. The Rising End (The First Prophecy)
03. The Last Revelation (The Last Prophecy)
04. The Last Song From Zion
05. Live...From The Funeral of God
06. The Lesser Lights Of Heaven
07. In Times Gone Past
08. Praise The War Machine
09. Truly, Truly, This Is the End
10. I Lay Sleepless In My Grave
11. Psalm Of The City of the Dead

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi