Vintersorg – Recensione: The Focusing Blur

La materia oscura che compone la neve dell’inverno si è plasmata per anni al suono della tradizione folk nordica, per poi migrare ormai da qualche tempo verso gli abissi della coscienza dell’uomo moderno e delle sue radici filosofiche. Un’infinita gamma espressiva, messa a frutto in modo strabiliante nel precedente ‘Visions From The Spiral Generator’, un caso nella scena estrema: ricco di passaggi progressivi e melodie trasversali che hanno di fatto creato nuovi standard. Questo nuovo ‘The Focusing Blur’ non vira di molto, rappresentando stilisticamente una sintesi tra il citato ‘Visions…’ e il più epico "Cosmic Genesis’, ma ha il pregio non trascurabile di essere una solida conferma della grandezza di un artista e dei suoi fieri compagni. Se infatti la voce di Vintersorg si è spostata quasi totalmente verso la melodia e le composizioni si calano in una dimensione epico-etica, in perfetto bilanciamento con la recente propensione avanguardistica, quello che ancora una volta non manca di meravigliare è la fenomenale base ritmica formata da Mickelson/Di Giorgio. Attualmente non sembra possibile immaginare una coppia meglio affiatata: tempi impossibili, intrecci ritmici stralunati eppure asserviti alla scorrevolezza delle composizioni, ma soprattutto una musicalità fuori dal comune che insieme alla vitalità delle melodie crea un flusso emotivo travolgente. Non c’è davvero nulla che possa impedire ad ogni sincero appassionato di amare una delle più affascinanti creazioni musicali del momento.

Voto recensore
8
Etichetta: Napalm / Audioglobe

Anno: 2004


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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