American Head Charge – Recensione: The Feeding

‘War of Art’ è stato un album brutale e sofisticato, capace di lanciare gli American Headcharge e il loro ibrido alternative-hardcore-industrial direttamente in prima linea nel calderone crossover di inizio decennio accanto a nomi come Mudvayne e Slipknot. Da allora il gruppo è sopravvissuto a: una condotta live sempre più autodistruttiva e nichilista, con risse tra gruppo e pubblico e tra i membri stessi della band e distruzione di apparecchiature che non ci si poteva permettere di risarcire; il declino di una scena, quella crossover, soppiantata a tavolino nell’agenda dell’industria a favore dello pseudo-revival seventies (e adesso, eighties), esattamente com’era sorta; la morte per overdose del chitarrista e principale songwriter Bryan Ottoson, in seguito a una lunga serie di problemi psichiatrici e di droga.

Con queste premesse, ‘The Feeding’, come la band, non avrebbe dovuto praticamente più esistere, destinato a essere una cometa consumata in un solo colpo. Invece, la vita e gli aiuti hanno prevalso sulla morte e l’abbandono, e The Feeding tradisce la sua genesi proprio nel suo sforzo di sintesi, nel tentativo di condensare e rendere più coeso e mirato il lavoro di violenta sperimentazione di War of Art. The Feeding, rispetto al primo, sorprendente album, non contiene lo stesso grado di sofisticatezza, pur mantenendo alto il livello di complessità e soprattutto di aggressione, che risultano filtrate da una carica di amarezza più tangibile (evidente in ‘Dirty’)e corredate da testi di una brutale franchezza. La band alterna come sempre influenze tra le più disparate, passando dal crossover in stile Korn (Leave me Alone’) alle alternanze di melodia e aggressione in stile Mudvayne (‘Walk Away’), con una grande varietà di stili che spaziano dalle suggestioni stoner a quelle thrash (‘Cowards’) e industrial (‘To be Me’). Il punto di forza della band rimane la voce di Martin Cock, capace di alternare la melodia più fragile e il growl più abrasivo, di mantenere la nota a ogni battuta come una drum machine e di ingoiare interamente le lezioni di Marilyn Manson, Jonathan Davies, Chad Gray e Mike Patton e risputarle fuori a piacimento, con una disponibilità di ossigeno superiore e riuscendo a mantenere un timbro tutto sommato abbastanza riconoscibile.

‘The Feeding’ è un album-manifesto di sopravvivenza: non riesce e non può pareggiare ‘The War of Art’, ma testimonia la rabbia di un gruppo che non ha voluto morire come una cometa. Pezzi come l’emozionante “Dirty” e l’amara ‘Walk Away’ dimostrano i punti a cui la band può arrivare in un album non privo di filler, e se c’è un appunto da fare è proprio che, troppo spesso, le capacità tecniche degli ‘American HeadCharge’ tendono a privilegiare l’assemblaggio – per quanto talentuoso – di influenze illustri più che la ricerca di un suono davvero unico e riconoscibile. È questa la prossima sfida per un gruppo dal grossissimo potenziale.

Voto recensore
6
Etichetta: DRT Entertainment

Anno: 2005

Tracklist:

01. Loyalty

02. Pledge Allegiance

03. Dirty

04. Ridicule

05. Take what I’ve taken

06. Leave me alone

07. Walk away

08. Erratic

09. Fiend

10. Cowards

11. To be me


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