Non si può certo dire che ai The Eternal manchi la vena compositiva: dopo l’EP di inizio anno, ecco che arriva il nuovo LP della band metà australiana e metà finlandese, che continua ad espandere la propria palette di colori pur rimanendo evocativa di stati d’animo fatti di disillusione e pessimismo, perfetto compendio per la stagione che si avvicina.
L’opener “Lament For The Hollow” conferma l’ingombrante riferimento, accanto a quello ovvio degli Amorphis, ai Paradise Lost più gotici, sui quali il cantante Mark Kelson innesta una performance intensa ed emozionante. Con “Existing To Expire” salgono i giri del motore e ci troviamo di fronte ad un pezzo molto catchy, con un irresistibile crescendo che conferma la capacità dei The Eternal di contaminare la loro proposta musicale con il pop, senza per questo scadere nel banale: tutta la band contribuisce, con piccoli dettagli del proprio strumento, ad un risultato che rimane personale e riconoscibile.
“Colours Fade”, in ossequio al titolo, è nera come la pece e si muove su ritmi lenti su un tappeto di tastiere, mentre la successiva “Harmony Breaks” è ammaliante nella sua delicatezza. La malinconica “I’ve Seen The Dream” è una ballad alla maniera dei The Eternal, cui fa da contrappeso la successiva apocalittica “Liminality”, introdotta dal growl di Kelson per poi virare su coordinate stilistiche coerenti con il resto dell’album. La title track è di nuovo immediata e diretta e su di essa più intensamente si fanno strada le reminscenze dei Depeche Mode, a dispetto del riffing maledetto di Richie Poate.
Su tutto l’album aleggia un senso di disagio e di malessere, che rendono “Obscured Horizons” un’opera emozionante e fedele al suo titolo: a suggello di ciò, arriva l’inesorabile “Awaken” a chiudere degnamente l’album, con la sua preziosa coda di sintetizzatori che ci trasportano in un’altra dimensione.
