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Melechesh – Recensione: The Epigenesis

Provengono da una città contraddittoria ma dalla cultura millenaria come Gerusalemme e il loro suond è da sempre una perfetta combinazione tra metal e musica orientale. Sempre più intricati nelle ritmiche (ma non per questo indigeribili) e al passo con i tempi, i Melechesh si riconfermano una delle realtà mediorientali più competitive e affascinanti. Allontanatosi dai preconcetti della madrepatria e trovata nuova casa in Olanda, il gruppo torna sul mercato discografico con lo splendido “The Epigenesis”, un album che partendo dagli spunti del precedente “Emissaries”, si rivela la sua perfetta prosecuzione in un’ottica ancora più matura. Abbiamo accennato sopra come le ritmiche si facciano ancora più complesse e la band, forte di un bagaglio tecnico eccellente, inanelli una serie di tracce di assoluto spessore in cui i suoni si fanno sovrapposti e cangianti. Ma i Melechesh non insistono più del dovuto sul mero fattore tecnico, tendono a costruire episodi che nella loro complessità sempre più orientata al melodic black/thrash, sposano parti di musica etnica che ci trasporteranno all’antico splendore delle civiltà mesopotamiche. Il suono è possente ed epico ma non scade mai nel tronfio, lascia anzi spazio ad accenni di assoluta introspezione e dipinge paesaggi velati dal profumo d’oriente. Un esempio su tutti è la magnifica suite conclusiva che da il titolo al disco, una perla di metal mediterraneo caldo e affascinante in cui un incipit melodico lascia spazio a tutta la rabbia del combo, attraverso riff taglienti e una sezione ritmica dalla precisione chirurgica. A cavallo tra storia e leggenda, “The Epigenesis” è una release di ottimo livello, il cui acquisto è assolutamente consigliato.

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