A Buried Existence – Recensione: The Dying Breed

Tra thrash, death e hardcore gli A Buried Existence sono una costola dei veterani Glacial Fear e di fatto ne seguono le orme musicali confezionando un prodotto che trasuda rabbia e passione come è sempre un piacere ascoltare.
Non ci sono innovazioni, ma la miscela che i nostri mettono in atto non è comunque da disdegnare: prendete le deviazioni malate dei Voivod di “Negatron”, contaminatele con l’urgenza brutale dei Nailbomb o di certi Sepultura/Soulfly e insaporite il tutto con un’attitudine thrash/core old school. Quello che ne viene fuori è  un mix ultra-rumoroso che appare riuscito nel proprio intento di comunicare emozioni forti e che  per chiunque sia cresciuto con le band citate non potrà che essere un gradito regalo.
Non mancano tra l’altro una certa varietà in materia di songwriting, con brani che si strutturano su groove, accelerazioni e mid-tempo rocciosi; il tutto ben sostenuto da una qualità d’incisione che supera di gran lunga il minimo sindacale per le autoproduzioni.
E’ chiaro che siamo di fronte al classico lavoro per amanti del genere, ma un ascolto gli A Buried Existence lo meritano davvero. Soprattutto se siete tra quelli delusi dall’ultimo mediocre disco dei Sepultura. “The Dying Breed” potrebbe contribuire a farvi ritrovare il sorriso.

Voto recensore
7
Etichetta: Autoproduzione

Anno: 2011

Tracklist:

01. Family Ties
02. Revenge
03. Perverted Church
04. The Dying Breed
05. Reborn In The Sick
06. Public Enemies
07. Unite
08. New World Desaster
09. Combat Shock
10. 28 Weeks Later


Sito Web: http://www.myspace.com/aburiedexistence

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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