Naevus – Recensione: The Division Of Labour

“The Division Of Labour” è il settimo studio album dei londinesi Naevus, progetto guidato dal membro fondatore Lloyd James, unico compositore e per l’occasione anche produttore dell’album. Il nuovo sforzo dei britannici vede in sostanza una one man band che si avvale della collaborazione di alcuni musicisti di settore, tra cui citiamo Raffaele Cerroni (Mushroom’s Patience), Hunter Barr (KnifeLadder) e Ben McLees (This is Radio Silence). “The Division Of Labour” si spiega su di uno spettro musicale piuttosto ampio che prende in causa degli stili espressivi differenti che in massima parte si muovono dal neofolk al post-punk, con un caleidoscopio di influenze a tributare mostri sacri essenziali all’economia del sound dei britannici, dai Current ’93 ai Sol Invictus fino ad arrivare alle prime produzioni dei Death In June. “Idiots (Let Me In)” nella sua nervosa brevità e nelle distorsioni delle chitarre, nonché nella voce secca e disturbante, chiama in causa il post-punk britannico di fine anni settanta, un periodo fortemente sentito dal master mind, che gli rende omaggio, seppur in modo diverso, anche nelle oscure derive psichedeliche un po’ alla Der Blutharsch di “Donkey’s Trough”. A completare l’opera intervengono lievi inflessioni industrial (“Hobo Placing” e “Song In Suspension”) valore aggiunto di un lavoro che conferma l’ottimo status della creatura di Lloyd James.

Voto recensore
7
Etichetta: Klanggalerie / Audioglobe

Anno: 2012

Tracklist:

01. Man In A Ditch (4:26)
02. Idiots (Let Me In) (2:47)
03. Bleat Beep (3:34)
04. Making Hay (5:03)
05. The Stomach (3:43)
06. Song In Suspension (6:23)
07. Hobo Placing (5:07)
08. Donkey's Trough (5:41)
09. Chalk Is Valuable, Keep It In Your Hand (5:38)


Sito Web: bandcamp.naevus.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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