Lilitu – Recensione: The Delores Lesion

Lilitu è un altro combo proveniente dagli U.S.A. che riprende in modo indubitabile il suono forgiato in Nord Europa, per modificarlo con le influenze locali provenienti dal post hardcore.

Con ‘The Delores Lesion’ i nostri giungono alla terza release (i primi due album sono autoprodotti) e riescono a far sentire la loro voce personale all’interno di un movimento sin troppo uniformato su standard comuni.

La forza dei Lilitu è quella di non fossilizzarsi su schemi consolidati, ma iniettare su una base robusta, che viene facile inquadrare da qualche parte tra gli ultimi In Flames e i Killswitch Engage, una serie di sfumature prese a prestito dal gotico-progressivo (Katatonia e Opeth più melodici su tutti) e dal dark-metal (Sentenced?).

Una gamma d’ispirazione decisamente diversa da quella di molti colleghi d’oltreoceano, che porta inevitabilmente ad un suono più piacevolmente caldo. Il modo migliore per lasciare affiorare melodie ispirate e mai troppo prevedibili.

Una varietà che si concretizza in brani distanti come la violenta opener ‘Only The End Of The World Again’ e la opposta ‘Dark Haired Girl’, ballata oscura e dal sapore popeggiante.

In mezzo ci sta un po’ tutta la concezione musicale dei Lilitu: un mondo non ancora completamente originale, ma certamente sufficientemente personale e accattivante per meritare una chance importante.

Voto recensore
7
Etichetta: Blackend / Audioglobe

Anno: 2004

Tracklist: 01. Only the End of the World Again
02. Even the Vultures Have Moved On (a Tragic Love Story)
03. The Delores Lesion
04. Ether
05. Follow Through
06. Desolation Breeds
07. Dark-Haired Girl
08. Fragments of My Reflection

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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