Evergrey – Recensione: The Dark Discovery

Gli Evergrey esordirono in maniera molto underground con questo ‘The Dark Discovery’ (ristampato dalla Inside Out nel 2004) collezione di pezzi già apparsi su due demo e che nonostante un bel packaging difettava nella produzione (in particolare i suoni della batteria erano troppo sintetici). La band si dimostra per contro già estremamente promettente sin dall’opener ‘Blackened Dawn’ (ancora presente nei loro live act) tra cambi di tempo improvvisi e ritmiche serrate; anche la successiva ‘December 26th’, uno dei migliori pezzi dell’intero repertorio Evergrey, ha un andamento sinuoso con delle parti recitate e un pathos da far invidia a band come i Pain Of Salvation; queste tracce mettono in mostra le doti multiple di un personaggio come Tom S. Englund cantante dalla voce ruvida e ottimo chitarrista con preparazione accademica ed anche del tastierista Will Chandra (che lascerà la band subito dopo le registrazioni). I pezzi, che propongono un power prog oscuro e malinconico, sono tutti di medio/buon livello con menzione particolare per ‘Shadowed’ e una ‘When The River Calls’ contenente un gustoso solo di Mattias “IA” Eklundh (Freak Kitchen) e la prima comparsa della splendida voce dell’altrettanto splendida futura moglie e maestra di canto di Englund, Carina Kjellberg, presente da qui in poi su tutti gli album degli svedesi alle backing vocals (bello il duetto in ‘For Every Tear That Falls’). Ok, quindi ottimo punto di partenza con molte caratteristiche da smussare e migliorare ma i ragazzi “c’erano”.

Voto recensore
7
Etichetta: Gothenburg Noiseworks/Black Sun

Anno: 1998

Tracklist: 01. Blackened Dawn
02. December 26th
03. Dark Discovery
04. As Light Is Our Darkness
05. Beyond Salvation
06. Closed Eyes
07. Trust And Betrayal
08. Shadowed
09. When The River Calls
10. For Every Tear That Falls
11. To Hope Is To Fear

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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