Trivium – Recensione: The Crusade

Eccoci di fronte al terzo lavoro dei Trivium, band giovane e in qualche modo attesa come nuova linfa nel metal più tradizionale, dopo le lodi al loro precedente ‘Ascendency’ da parte di tutta la critica.

Che dire, i ragazzi dalla Florida ce la mettono tutta per traghettare nel 2006 il metallo anni ’80, e il risultato è più che piacevole. Certo possiamo mettere da parte qualunque velleità di innovazione e di originalità, ma è anche plausibile considerare il metal un genere ormai codificato in cui non conta molto cosa suoni, ma come; in fondo nessuno chiede a un bluesman di suonare originale o di inventare qualcosa.

Chiarito questo le influenze principali si trovano nella Inghilterra dei primi anni ottanta, e soprattutto nella Bay Area di pochi anni dopo, con una spruzzata di power di stampo americano, il tutto suonato davvero con ottima perizia tecnica e grande convinzione. I quattro non perdono un colpo, e le 13 canzoni sono un susseguirsi infinito di riff (altri gruppi con i riff di questo album ci avrebbero fatto almeno 5 dischi), basi ritmiche precise e incalzanti, duetti di chitarra melodici e geometrici. Uno dei limiti principali è la somiglianza della voce di Matt Heafy con quella di James Hetfield, che porta la sensazione di già sentito oltre il livello di guardia in alcuni tratti. Ma brani come ‘Detonation’, ‘Unrepentant’ o ‘Tread The Floods’ (in cui sembrano i Metallica di Master Of Puppets passati per un conservatorio che fanno una cover degli Iron Maiden) non lasciano scampo, con il loro incedere serrato e i loro ritornelli che entrano facilmente in testa. Ovviamente da cantare a squarciagola ‘Anthem’ (almeno non fanno finta di non averla scritta apposta per scatenare i palazzetti), e degna di nota la conclusiva ‘The Crusade’, lunga cavalcata strumentale che guarda le stelle (si, dalle parti di Orione, facendo magari anche una chiamatina a Cthulhu…) come non se ne sentivano da tempo. Qualche eco delle origini metalcore del gruppo emerge in alcuni passaggi come la chitarre di ‘And Sadness Will Sear’, e il taglio emo di alcuni ritornelli (‘This World Can’t Tear Us Apart’), ma non ci sta assolutamente male, anzi dà un tocco di modernità all’insieme, aiutato in questo da una produzione di eccellente livello (si è scomodato Colin Richardson al mixer). I brani forse sono un po’ troppo lunghi e una maggiore capacità di sintesi avrebbe aiutato, ma la carne al fuoco è molta e un orecchio attento non si annoia mai.

Insomma un prodotto suonato con evidente convinzione, e con altrettanta convinzione confezionato e promosso dalla Roadrunner… le carte in regola per un successo ci sono tutte, aspettiamo di vederli sul palco di supporto agli Iron per avere la conferma definitiva che è nata una nuova, solida realtà nella nostra musica preferita.

TRIVIUM – Intervista a Paolo Gregoletto

Voto recensore
7
Etichetta: Roadrunner

Anno: 2006

Tracklist:

01. Ignition

02. Detonation

03. Entrance Of The Conflagration

04. Anthem (We Are The Fire)

05. Unrepentant

06. And Sadness Will Sear

07. Becoming The Dragon

08. To The Rats

09. This World Can't Tear Us Apart

10. Tread The Floods

11. Contempt Breeds Contamination

12. The Rising

13. The Crusade


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