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The Carburetors – Recensione: Laughing In The Face Of Death

Quarto album in studio per i norvegesi The Carburetors, un ensemble di cinque loschi figuri che si presentano come Eddie Guz (vocals), Kai Kidd e Stian Krogh (chitarre), King O’Men (basso) e Chris Nitro (batteria) che sotto la egida della Steamhammer / SPV presentano orgogliosi questo nuovo “Laughing In The Face Of Death“.

Una vita dedita al rock ‘n’ roll, vissuto e suonato sempre a mille, a partire dall’iconografia classica del gruppo che può indirizzare subito chi non li conosce verso il genere di appartenenza: scorrendo poi i titoli delle tracce non si può che avere ulteriore conferma della music a che investirà l’ascoltatore fin dale prime note. Rock ‘n’ roll, si diceva, di quello ispirato e infernale, che odora di tubi di scappamento, fiamme, birre e vita dissolute: Motorhead, ACDC e Turbonegro, per intendersi, niente di nuovo ed è giusto così.

Ignoranza – in senso positivo – a palate, di pari passo con la freschezza e la vivacità delle note fin dalla grandiosa “Hellfire”, che apre le danze di questo girone infernale: suoni luccicanti come marmite cromate, un assolo spettacolare che rimanda alla tradizione dei Judas Priest e pedalare. Non c’è bisogno di orpelli e forzature. Si procede con una canzone che non sfigurerebbe nel repertorio di gloriosi gruppi australiani e che vede il duetto al microfono con Shagrath dei Dimmu Borgir. Viene coinvolto anche l’ultimo tastierista del gruppo appena citato, Geir Bratland, per la traccia finale “(Tonight We’re Gonna) Die Like Heroes”, una ballata per piano, voce e archi che conclude la perdizione conquistata con il resto del CD.

Water Into Wine” è indiavolata, un metal con doppia cassa e chitarra slide, pur restando sempre nel territorio originario dei The Carburetors, che si dilettano con l’hard boogie in “The Wolves Are Gonna Howl Tonight” e nella tirata “Shot Full Of Noise”: da menzionare l’assolo incendiario di “Bullet” e “The Undertaker”, con l’organo lugubre e un retrogusto punkeggiante che male non fa.

Niente di nuovo ma tutto dannatamente al posto giusto, da ascoltare a ripetizione a volume smodato e consumare questo “Laughing In The Face Of Death“. Come diceva qualcuno dal presunto odore solforoso e zoccolo caprino: “It’s only rock ‘n’ roll. But I like It”.

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