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The Burning Dogma – Recensione: No Shores Of Hope

Secondo album per i bolognesi The Burning Dogma (Andrea Montefiori alla voce, Maurizio Cremonini alla chitarra solista, Diego Luccarini alla chitarra ritmica, Simone Esperti al basso, Giovanni Esposito alla tastiera e Antero Villaverde alla batteria), che su Sliptrick Records pubblicano questo “No Shores Of Hope”, 13 brani di cui 6 si possono definire intro e outro sinfonico/elettroniche che fungono da collante fra i vari pezzi (fra queste da segnalare la glaciale e marziale “Distant Echoes” e la finale “Dawn Yet To Come – 3. Uscimmo A Riveder Le Stelle”).
L’elaborazione della struttura dei pezzi fa sì che la maggior parte di essi si aggiri attorno ai cinque minuti e trenta-sei minuti, raggiungendo pure durate maggiori: “The Breach” mette subito le carte in tavola proponendo un death metal sinfonico con spruzzate di tastiera e suoni elettronici, ben supportato dagli strumenti e dalle partiture vocali molto suggestive: a proposito di queste ultime, fa capolino in “Skies Of Grey” una voce femminile ad ingentilire un pezzo che sposta la lancetta sul versante più orecchiabile e che si fa ricordare per un passaggio con un tappeto in sweep picking da parte della chitarra.

I The Burning Dogma riescono a costruire partiture teatrali il giusto, con rimandi a Cradle Of Filth (“Hopeless”, col suo inizio bruciante e l’ottima sinergia fra tastiere e voci) e Carcass, specie per i giri chitarristici come ben evidenziato nella seconda parte della trilogia conclusiva “Dawn Yet To Come”, nella frazione che prende il nome di “No Heroes Dawn”; ottimo il connubio col dark all’inizio di “Feast For Crows”, un pezzo vario e con imprevedibili variazioni ritmiche e tecniche in grado di mantenere alta l’attenzione.

“Burning Times” è un incubo glaciale, che inchioda l’ascoltatore raggelandolo col suo sospeso centrale e finendone i nervi con la successiva cavalcata mortifera: non mancano naturalmente pennellate più melodiche, ben espresse tout court in “Nemesis”, ma è proprio tutto l’insieme a suonare convincente.

In bilico fra melodia, elettronica, death metal, il tutto suonato con sapienza e un ottimo gusto nella composizione rende questo “No Shores Of Hope” un ottimo platter che pone i The Burning Dogma in prima linea, pronti per il grande salto.

 

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