The Mission – Recensione: The Brightest Light

Un nuovo disco dei Mission che non fa denominatore comune con Wayne Hussey. Già, perché “The Brightest Light” vede il master mind richiamare a sé ben due elementi della formazione originale, ovvero Craig Adams al basso e Simon Hinkler alla chitarra. Completa il disegno il bravo Mike Kelly alla batteria, unico a non aver fatto parte di quel “God’s Own Medicine”, classe 1986. Purtroppo o per fortuna non è un’operazione nostalgia. Diciamo “purtroppo o per fortuna” perché “The Brightest Light” è un album che ha ben poco a che spartire con le sonorità degli esordi. Se infatti vi aspettavate un disco che ricalcasse lo stile gothic rock e post punk dei tempi che furono, resterete amareggiati. La nuova fatica della band è un platter di hard rock sanguigno e maturo, supportato da liriche impegnate e seppur a tratti sornione, non così di facile ascolto. “Black Cat Bone” entra con il suo incedere sfacciato e stradaiolo, chitarre leggermente distorte e la voce catarrosa e sincera di Hussey a segnare le fondamenta di tutta l’opera. “Everything But The Squeal” si pone già su coordinate sonore ben più attuali, le reminiscenze post punk sono messe del tutto a tacere a favore di movimenti ariosi e radiofonici, per quanto la chitarre di Hinkler e il basso pulsante di Craig ne escano a testa alta. Strano come un brano difficile del calibro di “Sometime The Brightest Light Come” sia stato scelto come singolo, ma possiamo passarci sopra, per quanto il pezzo appaia forse come il più atipico, dal sapore molto americano. Il made in Britain torna prepotente nel rock classico di “The Girl In A Fur Skin Rug”, tributo nemmeno troppo velato ai seventies, ma l’inversione di rotta è dietro l’angolo, con la rabbia di Hussey e le sue denunce che fanno capolino in “Ain’t No Prayer In The Bible Can Save Me Now”. Il meglio arriva sul finale, con la malinconia di “Swan Song” e di “Litany For The Faithfull”, ideale congedo di un album che tutto vuole essere fuorché una ri-messa in scena di un passato che, nel bene e nel male, non tornerà. Per noi un disco onestissimo, avvincente e capace di coinvolgere.

Voto recensore
7
Etichetta: SPV / Audioglobe

Anno: 2013

Tracklist:

01.  Black Cat Bone
02.  Everything But The Squeal
03.  Sometime The Btightest Light Come
04.  Born Under A Good Sign
05.  The Girl In A Fur Skin Rug
06.  When The Trap Clicks Shut Behind
07.  Ain't No Prayer In The Bible Can Save Me Now
08.  Just Another Pawn In Your Game
09.  From The Oyster Comes The Pearl
10.  Swan Song
11.  Litany For The Faithfull


Sito Web: http://www.themissionuk.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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