707 – Recensione: The Bridge

‘The Bridge’ è un’altra piccola gemma dimenticata nei cassetti. La storia del rock melodico è costellata di album mai pubblicati o pubblicati con notevole ritardo a causa di problemi legali o contrattuali e questo non fa eccezione. Rimasto chiuso nel passaggio della Casablanca – l’etichetta dei primi album della band – alla Polygram, ‘The Bridge’ vede la luce in versione rimasterizzata e remixata solo oggi dopo anni di oblio. 707 non è certamente una band sconosciuta ai fans dell’AOR e non è difficile immaginare che tale operazione risulterà gradita a molti. La line-up responsabile dell’album è quella di mezzo: Kevin Russell (chitarra), Phil Bryant (voce/basso), Jim McClarty (batteria) e Todd Howarth (tastiera). Non c’è dubbio che, vista la qualità, queste composizioni avrebbe meritato sorte migliore. Quasi tutti i brani potrebbero essere descritti come classici minori del genere, tra Reo Speedwagon, Journey e qualche puntata verso l’hard di classe. Dalla radiofonica ‘Hungry For Your Love’, alla immediata ‘Leader’, fino a brani ‘duri’ come ‘You’re All I Need’ (vagamente Starz) e ‘Head Over Hills’, tutto funziona e piace come è giusto aspettarsi da un disco del genere. Indispensabile per chi ama godersi un’ora di puro divertimento suonato con classe. Validissime pure le tre bonus track, appartenenti alla sessione di registrazione originale, ma che non sarebbero state incluse nell’eventuale stampa. Bella mossa.

Etichetta: MTM Classix / Frontiers

Anno: 2004

Tracklist:

01. Leader
02. Hungry For Your Love
03. You’re All I Need
04. Want Your Love
05. Sirens of the Sea
06. Message From A Friend
07. Love You ‘Til I Die
08. Head Over Heels
09. Walking Out
10. Couldn’t Be Better
11. The Bridge
12. The Waiting Game (Bonus track)
13. The Girl With The Broken Heart (Bonus track)
14. Perfect Lies (Bonus track)


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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