Kamelot – Recensione: The Black Halo

Giunge al termine il concept legato al ‘Faust’ di Goethe ad opera degli americani Kamelot con l’album ‘The Black Halo’. Il nuovo lavoro del combo esce a due anni di distanza dal precedente ‘Epica’, che aveva sviluppato le tematiche più sentimentali ed intimistiche dei personaggi coinvolti, pescando a piene mani dal testo del libro per quanto riguarda alcune tematiche essenziali. Nella seconda parte del concept i Kamelot si distaccano decisamente dal testo originario ed affrontano anche temi più generali (anche attuali), che poco o nulla hanno a che vedere con il testo d’ispirazione. A livello musicale i nostri avevano promesso decise novità e notevoli sorprese per i fan della band grazie a una serie sontuosa di ospiti presenti nell’opera. In realtà le tanto aspettate collaborazioni si limitano a comparsate che onestamente lasiano un po’ perplessi: forse i gli ospiti annunciati avevano soltanto il compito di apparire come specchi per le allodole? .

Si afferma questo poiché nel primo brano, ‘March Of Mephisto’, ci si aspettava un intervento importante di Shagrath dei Dimmu Borgir, che invece si limita ad esegiure alcuni “gorgheggi” che nell’economia del pezzo significano molto poco. Leggermente superiore di peso è l’intervento del tastierista Jens Johansson (Stratovarius, Malmsteen, ecc.) che per lo meno si lancia in alcuni interessanti fraseggi nella parte finale della track. Ad arricchire il carnet di ospiti abbiamo anche la deliziosa voce di Simone Simons (cantante degli Epica), anch’essa sacrificata, nonché l’intervento un po’ più corposo di Cinzia Rizzo, che recita l’intermezzo ‘Un Assassinio Molto Silenzioso’ e dona agli ascoltatori alcuni momenti di cabaret decisamente inediti per un lavoro di metal.

Detto questo va aggiunto che, nonostante la mancata rivoluzione stilistica, ‘The Black Halo’ si presenta come un godibilissimo album di power metal melodico ed elegante come solo i Kamelot e pochi altri sanno offrire, grazie sopratuttto all’apporto della voce dello straordinario Khan ed alle composizioni pretenziose e ricche di suggestioni di Thomas Youngblood. ‘The Black Halo’ si presenta con un tocco più oscuro e progressivo e risulta di assimilazione più difficile, ma non mancano autentiche gemme di metal melodico come ‘The Haunting’, che diventerà sen’zaltro un classico della band, oppure le soluzioni moderniste dei brani cadenzati intitolati ‘Soul Society’ e ‘This Pain’ (da ascoltare con attenzione la linea di basso), che riescono a colpire subito l’attenzione. Oltre a brani “classici” e diretti i Kamelot ci presentano anche il sound sofferente e “dark” di song come ‘Moonlight’, ‘Serenade’ o di ‘Memento Mori’, che allargano i confini di espressione di una band che continua a convincere… anche se non riesce a riconquistare i livelli di eccellenza di album come ‘Karma’ (2001) e ‘The Fourth Legacy’ (1999).

Voto recensore
7
Etichetta: SPV / Audioglobe

Anno: 2005

Tracklist: March Of Mephisto
02. When The Lights Are Down
03. The Haunting (Somewhere In Time)
04. Soul Society
05. Interlude I: Dei Gratia
06. Abandoned
07. This Pain
08. Moonlight
09. Interlude II: Un Assassinio Molto Silenzioso
10. The Black Halo
11. Nothing Ever Dies
12. Memento Mori
13. Interlude III: Midnight - Twelve Tolls For A New Day
14. Serenade

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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