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The Black Crowes – Recensione: Happiness Bastard

E alla fine è successo: dopo quindici anni, dei quali una decina passati senza rivolgersi parola, i fratelli Robinson hanno prodotto il nuovo disco in studio targato The Black Crowes. L’ultimo album era stato “Crowelogy”del 2010, con versioni acustiche dei loro brani più famosi (quello di inediti era “Before The Frost…Until The Freeze” del 2009), poi era stato pubblicato un live e infine, un paio di anni orsono, la reunion con la pubblicazione del mini “1972”, che conteneva cover di brani usciti in quell’anno. Dopo un percorso così lungo, nel quale i fratelli avevano portato avanti le rispettive carriere soliste, rientrate le tensioni, eccoli alla prova del nuovo album. Il titolo è “Happiness Bastard”, prodotto da Jay Joice per l’etichetta della band, la Silver Arrow Records. La formazione, oltre a Chris e Rich Robinson (voce e chitarra), vede come membro di più lunga data il bassista Sven Pipen, e alla batteria Brian Griffin, al posto dello storico Steve Gorman. All’altra chitarra troviamo Nico Bereciacurta e alle tastiere Erik Deutsch. La grafica della copertina è a cura della moglie di Chris Robinson, Camille, anche se non ci pare che si sia sforzata un granché. Ma ciò che conta è la musica, e l’inizio con “Bedside Manners” rimette a posto tensioni, incomprensioni, attese e quant’altro: sono loro, i Black Crowes, con i loro riff southern, ricchi di slide guitar, una batteria dal groove invidiabile, la straordinaria voce di Chris a declamare del grande rock’n’roll. E in effetti, dall’attacco del riff tiratissimo di “Rats And Clowns”, e il suo cantato quasi sguaiato, si direbbe che la componente rock’n’roll sia molto importante in questo disco. A smentire apparentemente questa affermazione sembrerebbe arrivare l’inizio acustico di “Cross Your Fingers”, (anche usato come singolo) il cui prosieguo, a tutto rock, pur con una componente ritmica funk, conferma l’impostazione generale dell’album.

Cross Your Fingers

Wanting And Waiting” (è uscito anche il video di questo brano) fa il verso alla vecchia hit “Jealous Again” e l’intensa ballad intrisa di soul “Wilted Rose” vede come ospite la cantante country Lainey Wilson. Incalzante riff rock, cantato funk, ritornelli e cori soul in “Dirty Cold Sun”, blues classico con tanto di armonica e chitarre slide in “Bleed It Dry” e riferimenti roots – americana nella tirata “Flesh Wound” sono tutte componenti ben presenti nel mondo sonoro dei Black Crowes. Il southern rock a tinte sleaze di “Follow The Moon” e la conclusiva “Kindred Friend”, ballad che guarda alla tradizione folk, con le chitarre acustiche e l’armonica, chiudono un album notevole.

Il ritorno dei corvacci della Georgia è segnato da un ottimo equilibrio fra le basi musicali della band, radicate tanto nel rhythm’n’blues, soul e southern made in USA che in sostanziose dosi di Stones e Faces. Il mood generale è di un disco decisamente a tinte rock, dove certamente l’esperienza, ma anche l’ispirazione ritrovata con la reunion dei due fratelli, è ben palese. Non c’è niente da fare, pur avendo fatto cose di ottimo livello singolarmente, i Robinson, quando si mettono assieme, riescono a far nuovamente scattare quella magia, quella tensione unica che solo loro riescono a far rendere in questo modo, mettendo in tutto ciò che producono il marchio di fabbrica Black Crowes. Al di là delle intenzioni più o meno sincere della reunion, che a dire il vero ci interessano ben poco, il risultato è di un nuovo grande album di una band di cui non potevamo non sentire la mancanza. Bentornati.

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