The Black Crowes: Live Report della data di Milano

Il ritorno dei Black Crowes, con la pubblicazione del nuovo ottimo album “Happines Bastards”, è certamente uno degli eventi musicali più significativi di questo 2024. L’occasione di poterli vedere dal vivo al Teatro Arcimboldi di Milano era effettivamente imperdibile, e non ce la siamo fatta di certo sfuggire.

JIM JONES ALL STAR

In apertura della serata, troviamo i Jim Jones All Stars, nuova creatura del cantante londinese, che come la sua band più celebre, i Jim Jones Revue, propone un mix fra un furibondo rock’n’roll con massicce dosi di blues, punk e garage rock, con tanto di sezione fiati. Un po’ come ascoltare gli Mc5 alle prese con un repertorio rhythm and blues, la band ha divertito dando tutto nella mezz’ora a sua disposizione, mentre il teatro si stava riempiendo. Indubbiamente un buon inizio per una serata che si rivelerà di grande livello.

THE BLACK CROWES

E finalmente ecco arrivare la band dei fratelli Robinson, su un palco con una struttura a piramide nel cui vertice è posizionata la batteria, ai suoi lati tastierista e coriste e alla base chitarristi, bassista e cantante. Alle loro spalle un cumulo di amplificatori di varie marche e tipologie (abbiamo identificato Marshall, Fender, Vox e Orange) e in alto il logo della band scritto con caratteri da vecchio circo. Si aprono le danze con un paio di estratti dal nuovo disco, “Bedside Manners” e “Dirty Cold Sun”, e nonostante un suono piuttosto impastato non ottimale (che migliorerà durante la serata), ci si rende conto che la strepitosa attitudine live che da sempre contraddistingue la band è ben presente, senza alcun calo. Arriva il primo grande classico, “Twice as Hard” dal loro debutto del 1990 e il teatro, ora pieno fino quasi al sold out, offre loro un’accoglienza calorosissima, che continua con il riff spezzato di “Gone”, brano d’apertura del classico “Amorica” del 1994.

Chris Robinson, autentico mattatore della serata, interagisce col pubblico, facendo alzare dalle sedie tutti gli spettatori della platea, balla, tiene il palcoscenico da artista consumato, ma soprattutto canta. Lo fa miracolosamente bene, con una voce del tutto intatta che non ha perso, col passare degli anni, un grammo di potenza, espressività e carisma. Ma tutta la band funziona a meraviglia, nelle dinamiche della sezione ritmica di Sven Pipen e Brian Griffin, all’intesa dei chitarristi, il più ritmico Rich Robinson e il più solista Nico Bereciacurta, con il loro cambiare strumenti ad ogni brano e trasmettere al meglio il sound pregno di blues e roots che ha sempre caratterizzato i corvi di Atlanta. Il repertorio spazia in buona parte della discografia della band: ecco arrivare una bellissima “Goodbye Daughters Of The Revolution” da “Warpaint”, come la ballad “Sister Luck” da “Shake Your Money Maker”. Il nuovo disco, dicevamo, è ben presente con le ritmiche funk del singolo “Cross Your Fingers”, ma anche con “Waiting And Waiting” e “Follow The Moon”. Dopo la cover del classico r’n’r “High School Confidential” di Jerry Lee Lewis, in cui il tastierista Erik Deutsch si è prodotto in un notevole assolo di pianoforte, arriva uno dei momenti più alti del concerto: la ballad “Thorn In My Pride”, dal capolavoro “Southern Armony And The Musical Companions” del ‘92, con uno splendido intermezzo in cui i due fratelli producono un duetto fra la chitarra di Rich e la voce (e poi l’armonica) di Chris, il tutto che sfocia in un grande scambio di assoli fra i due chitarristi. Probabilmente il brano più jammato di tutto il concerto e una delle interpretazioni più intense della serata. Si va avanti con la loro oramai classica versione di “Hard To Handle” di Otis Redding, che ha fatto ballare gran parte dei presenti, l’acustica “She Talks To Angels” e alla fine, un trittico da paura, costituito da “Sting Me”, “Jealous Again” e “Remedy”, con un ovvio e giustificato tripudio da parte dei presenti. L’acclamatissimo bis è stata la cover del Reverendo Charlie Jackson “God’s Got It”, contenuta in “Warpaint”.

I Black Crowes si sono confermati come una delle più grandi band di classic rock degli ultimi 30 anni. Il loro miscuglio di southern, blues, soul e roots è ancora fresco e trascinante, senza perdere un grammo di fascino nell’ascolto. Più dediti alla proposizione dei brani in modo diretto (ma mai pedissequamente uguali alle versioni in studio) e meno alle jam (come avevamo visto fare a Vigevano nel 2011), abbiamo visto una band in forma eccezionale, complessivamente anche migliore della loro ultima calata italica a Milano nel 2022, tanto da aver desiderato almeno qualche brano in più in scaletta, ma questa è la durata standard dei loro concerti attuali. Se il grande rock è ancora vivo e ha tantissimo da dire, è anche grazie ai corvacci della Georgia. Se i fratelli che da sempre li guidano continueranno ad andare d’accordo, siamo convinti che ne sentiremo ancora di belle, poiché l’alchimia che creano quando sono assieme su un disco o su un palcoscenico è qualcosa di unico e prezioso.

Setlist:

  1. Bedside Manners
  2. Dirty Cold Sun
  3. Twice as Hard
  4. Gone
  5. Goodbye Daughters of the Revolution
  6. Sister Luck
  7. Cross Your Fingers
  8. High School Confidential
  9. Thorn in My Pride
  10. Wanting and Waiting
  11. Hard To Handle
  12. She Talks To Angels
  13. Follow the Moon
  14. Sting Me
  15. Jealous Again
  16. Remedy
  17. God’s Got It

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