Se le aspettative della band con ‘Time Travelling Blues’ erano adagiate sul motto “I Black Sabbath ed i Pink Floyd hanno avuto un figlio bastardo”, con questo ‘The Big Black’, gli Orange Goblin riescono a tramortire, esplodendoci in faccia senza tanti complimenti. Riff spezzati, atmosfere da delirio sonico, che chiamare stoner è sminuire. Stavolta l’etichetta di Lee Dorrian centra il bersaglio e le note di ‘;Scorpionica’ già mozzano il fiato. Il drumming di Chris Turner ed il basso di Martyn Millard sono il tappeto volante sul quale poggiano le insane chitarre di Joe Hoare e Pete O’Mailey. La voce bastarda di Ben Ward crediamo non abbia più bisogno di presentazioni, così fugge via anche ‘Quincy The Pigboy’ nel viaggio spaziale di questi ragazzoni nati sul finire del 1972 come attitudine ma usciti allo scoperto soltanto tre album fa. Citare i Black Sabbath ed i Pink Floyd è ovvio come scoprire all’interno di questa entità malata anche gli Atomic Rooster, i Mountain ed i più recenti Trouble, là dove il riff di ‘298 Kg’ non lascia scampo. Addirittura echi di new wave fanno capolino in ‘You’ll Never Get To The Moon In That’, con quella chitarra a scandire un immaginario tempo senza fine prima di una canzone come ‘ Alcofuel’ – un titolo un programma! – che si può ben immaginare dove porti. La chiusura è affidata alla title track, e il gruppo diventa liquido, rallenta la corsa folle, avvolge con le spire i malcapitati e li maltratta mostrando loro un girone infernale di tutto rispetto. In conclusione, un disco che si colloca male sotto l’etichetta stoner, perché sotto sotto c’è qualcosa in più, pronto ad esplodere la prossima volta. Non solo per i nostalgici.
| Voto recensore 7 |
Etichetta: Rise Above / Audioglobe Anno: 2000 Tracklist: Scorpionica / Quincy The Pigboy / Hot Magic, Red Planet / Cozmo Bozo / 298 Kg / Turbo Effalunt (Elephant) / King Of The Hornets / You’ll Never Get To The Moon In That / Alcofuel / The Big Black |
