Dysthymia – Recensione: The Audient Void

Davvero un buon album, questo “The Audient Void”, debutto ufficiale dei senesi Dysthymia, quintetto dedito a un death metal melodico quanto tecnico, in possesso di tutti gli attributi per coinvolgere e appassionare nell’ascolto.

La pubblicazione di questo platter ha avuto purtroppo una genesi piuttosto lunga e travagliata, con i membri del gruppo impegnati a superare varie vicissitudini personali e artistiche, per potersi definitivamente lasciare alle spalle lo status (forse cult, ma non molto desiderabile) di demo band.

La ricetta sonora prende spunto da un solido background metallico, a base di alta velocità thrash e impatto frontale death, il tutto distillato attraverso un filtro moderno e dinamico, nel quale emergono prepotentemente i fraseggi chitarristici di Filippo Occhipinti (Coram Lethe) e Stefano Bargigli (OverFaith), sempre tesi alla ricerca del giusto mezzo fra violenza e melodia. Impresa non facile, ma assolta a dovere, grazie a una riuscita scelta sonora, che riesce a pestare duro senza annoiare, pur proponendo soluzioni abbastanza omogenee fra loro.

Il vocalist Giacomo Bortone, dal canto suo, offre una performance rocciosa e graffiante, attraverso un growl non troppo estremo e comunque intelligibile, che fa tra l’altro capire perché i mostri sacri Cynic (fra le influenze del gruppo toscano) l’abbiano voluto sul palco con loro per cantare “Uroboric Forms”, durante l’Evolution ’07.

Le nove canzoni presenti non mostrano cedimenti evidenti, e dall’inizio alla finela band procede come un treno in corsa, trovando però anche spazio per occasionali aperture atmosferiche, come quelle gestite dall’ospite Oleg Smirnoff (Death SS, Labyrinth), alle tastiere sulla conclusiva “Certain Uncertainties”.

Fa piacere inoltre constatare come, a livello lirico, il gruppo non faccia leva sui soliti stereotipi becero-metallici da ritardo mentale, ma citi al contrario anche autori come John Keats (“Ode on Melancholy”, scelta ovvia, visto il significato del loro monicker).

L’ascolto di “The Audient Void” è dunque pratica consigliata, per tutti i metallari alla ricerca di un disco ben ideato e ben suonato, che non ricerca facili clamori tramite estemporanei sperimentalismi, ma lavora duro sulle basi del genere, ricavandone brani di sostanza, incandescenti e dall’alto peso specifico.
Bravi.

Voto recensore
7
Etichetta: Buil2Kill Records

Anno: 2011

Tracklist:
1. Slow Movements
2. The Sin Eater
3. Damaged Essence
4. Sink Your Illusions
5. Ode on Melancholy
6. Aching Pleasure
7. From Pain I Arise
8. Sensation Seeker
9. Certain Uncertainties

Sito Web: http://www.dysthymia.it/

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