Nati nel 2021 da un’idea del cantante e genio creativo Tomi Fooler (SkeleToon), i 7th Guild sono una realtà tutta italiana intenzionata a rappresentare, nel mondo del power, quello che Jose Carreras, Placido Domingo e Luciano Pavarotti hanno costituito con “I Tre Tenori”: un progetto che ha celebrato la cultura musicale classica in tutto il mondo, con un sapiente e popolare mix di tecnica ed eleganza, e che per la sua stessa natura ha sempre mantenuto un legame particolare con la produzione artistica ed il pubblico del nostro Paese. Con Giacomo Voli (Rhapsody Of Fire) ed Ivan Giannini (Vision Divine, Derdian) che hanno subito sposato l’idea, si è dunque cominciata la stesura di un album di debutto che porta il nome di “Triumviro”. Le ambizioni del disco risultano evidenti anche passando in rassegna i nomi dei musicisti che hanno voluto assicurare il proprio appoggio all’impresa: da Michael Ehré (Gamma Ray, The Unity) a Simone Mularoni (DGM), da Francesco Ferraro (Freedom Call, Bloodorn) a Daniele Mazza (Ancient Bards), da Alessio Lucatti (Vision Divine, Deathless Legacy) alla produzione affidata ai noti Domination Studio di San Marino con la collaborazione di Simone Bertozzi (Ancient Bards, Mnemic, Empyrios), diciamo che a tutti coloro i quali dovessero nutrire aspettative elevate nei confronti di questo disco dovrebbe essere assicurata una buona dose di comprensione.
Con occhi e cuore rivolti ai fan di Angra, Shaman, Rhapsody Of Fire, Luca Turilli, Avantasia e Sonata Arctica, “Triumviro” dà l’iniziale fuoco ai cannoni con l’arrembante “Holy Land”, un ottimo numero power che certamente si avvale dell’imponente ariosità del suo coro a tre voci, senza però scoprirsi dipendente dall’artificio. Il brano è elaborato e sottile senza riposarsi eccessivamente sugli allori della sua costruzione: non c’è insomma la volontà di exploitare immediatamente la retorica dei tre tenori, preferendo affidare l’apertura dell’album ad un brano dalle orchestrazioni delicate e dal bell’assolo di chitarra, che potrebbe camminare con le proprie gambe anche se riproposto in vesti differenti e persino più spoglie. La stessa sensazione di equilibrio è confermata, e se possibile ulteriormente rafforzata, dalla sensibilità con la quale la successiva “The 7th Guild” bilancia la sua impetuosa sezione ritmica con la traccia degli archi, legate ancora una volta dal trasporto assicurato da Fooler, Voli e Giannini: si tratta di un legame funzionale e non invasivo, una scelta particolarmente matura che sorprende per un primo disco al quale spesso si chiede di dimostrare tutto e subito.
Qui ed altrove invece le voci connettono i tessuti (“Guardians Of Eternity” è forse l’episodio più coeso) concedendosi solo il vezzo occasionale di un acuto, preferendo la compattezza dell’insieme alla dimostrazione di un’abilità individuale: è vero che questa scelta democratica tende ad una forma di omogeneità anche stilistica che rende difficile distinguere chi canta cosa, ma la scelta di fare gli interessi del disco – prima ancora di quelli dei suoi esperti esecutori – è uno di quei passaggi difficili e dolorosi in grado di portare succosi frutti sulla media e lunga distanza. Con la successiva “Glorious” assistiamo alla prima e riuscita commistione di testi in italiano ed in inglese, con la nostra lingua utilizzata (bene, anche dal punto di vista dell’azzeccata metrica) per dare al brano un inconfondibile tocco in apertura e l’idioma universale a subentrare a partire dal primo ritornello, per coinvolgere nel canto il pubblico più ampio possibile.
Più ci si addentra tra i solchi di “Triumviro” più ci si accorge che qui siamo ben lontani dall’espediente, dal semplice gimmick, da un’intuizione estemporanea in grado di suscitare un interesse altrettanto comodo e sottile: questo è in realtà un album forte di brani stratificati e coinvolgenti, capace all’occorrenza di lasciarsi andare (“The Metal Charade”), che affida ad una produzione esplosiva un songwriting capace di passare dall’epica del power / fantasy a quella più sinfonica di una delicata colonna sonora (“Time” è la ballad necessaria) con un’agilità di mano, di spartito e di pensiero che in questo genere non si può mai dare per scontata. Con l’unico grande difetto che si può individuare nella mancanza di un’edizione in vinile (che la possibilità di un download a 24-bit/44.1kHz compensa, ma solo in parte), quello dei The 7th Guild è un debutto sfacciatamente notevole, forte di una scaletta che non conosce momenti di sosta (il finale di “La Promessa Cremisi” ti pettina) e ricco di contenuti, ben oltre ogni più rosea ed armonica previsione. E se anche avrei apprezzato la presenza di qualche momento più dettagliato, che regalasse al drumming di Ehré la possibilità di gustare la delicatezza di un accento ed il pulsare di un singolo battito, il risultato d’insieme è di quelli che elevano la credibilità di un’intera scena, e con essa la partita che la nostra Scarlet può continuare a giocare come etichetta.

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Etichetta: Scarlet Records Anno: 2025 Tracklist: 01. Holy Land 02. The 7th Guild 03. Glorious 04. La Promessa Cremisi 05. In Nomine Patris 06. Time 07. Guardians Of Eternity 08. The Metal Charade 09. Fairy Tale Sito Web: facebook.com/the7thguild |
