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The 69 Cats – Recensione: Seven Year Itch

Dietro il moniker dei The 69 Cats troviamo Jyrki 69 leader dei goth rocker finlandesi The 69 Eyes, Danny B. Harvey alla chitarra, Kim Nekroman (Necromantix) al basso e Rat Scabies (Damned) alla batteria. Il gruppo ha pubblicato il loro album di debutto “The Trasylvanian Tapes” nel 2014 che comprendeva versioni rockabilly dal retro gusto goth di pezzi classici come “People Are Strange” dei Doors , “Edge Of Reality” di Elvis Presley e “Bela Lugosi’s Dead” dei Bauhaus. Ora invece con questo “Seven Year Itch” la band propone per la prima volta dei pezzi propri affiancati da alcune cover rivisitate in chiave del tutto personale e che non stonano affatto con il materiale originale.

Se con il precedente lavoro i The 69 Cats hanno omaggiato i grandi artisti che li hanno influenzati con questo hanno forgiato la propria identità e sono riusciti a far risaltare il tratto distintivo e caratteristico di ogni componente grazie anche alla produzione affidata alle mani del bravo Danny B. Harvey. Ad ottobre c’è stato un primo assaggio della loro proposta con il singolo “Hollywood’s Bleeding”, originariamente una canzone di Post Malone che nelle loro mani riesce a trasformarsi in un inno gotico decadente ed irresistibile. Il secondo singolo “She’s Hot” invece è un pezzo originale composto da Danny e completato come sempre dal testo di Jyrki e si riassume in un concentrato di classico rock’n’roll old school caratterizzato da riff semplici, ma efficaci.

You’re The Kind Of Girl I Need” ha delle dinamiche incredibili e dei cambi di tempo repentini che sfociano in un ritornello irrefrenabile ed indiavolato accompagnato da un assolo molto centrato che abbellisce il brano, mentre in “Good Time to Die” veniamo cullati dalle atmosfere noir e malinconiche che ci portano lontano in sella ad una moto su una desertica freeway americana con il vento che ci scompiglia i capelli e la vastità di un tramonto infinito. “Graveyard Blues” è nata da una storia incentrata sui fantasmi ed il sound non può che essere un blues rock oscuro ideale da proporre dal vivo, magari su qualche palco fumoso e scalcinato in mezzo al nulla.

Nella punkeggiante “Hey World” c’è la partecipazione del leggendario e compianto Sky Saxon (The Seeds) in cui vengono utilizzate le sue parti vocali provenienti da un pezzo rimasto incompiuto dai tempi in cui Danny aveva registrato un album insieme a lui a cui segue il terzo singolo “(Let’s Go) Psycho)”, frenetico boogie’n’roll che non da tregua. “Vampire Shuffle” è come se fosse stata composta da un moderno Elvis Presley di ritorno da un viaggio in Transilvania, mentre la cover dei Crazy Cavan & The Rhythm Rockers di “Teddy Boy Boogie” vi farà muovere il piedino a più non posso.

Dopo la strumentale “The Hell Of The Mountain King” c’è spazio ancora per due brani, la sfrontata “I’m Evil” tanto sinuosa nel sound quanto dissacrante nel testo e “It Ain’t Enough” con la partecipazione di Larry Wallis (Motorhead) a cui si rende omaggio vista la sua prematura scomparsa. Con questo “Seven Year Itch” i The 69 Cats diventano una vera e propria band a tutti gli effetti e grazie a questa mistura di goth-a-billy rock riescono a divertire ed intrattenere, speriamo solo di non dovere aspettare altri sette anni per il prossimo lavoro e soprattutto di vederli dal vivo il prima possibile.

 

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