Mustasch – Recensione: Thank You For The Demon

Quindici anni di attività “compiuti” nel 2013, i Mustasch possiedono la freschezza e l’apertura mentale di una band all’esordio. A tratti folli, con il gusto per la melodia che benedice quasi ogni band proveniente dalla Svezia e la capacità di abbandonarsi a sfuriate assolutamente convincenti, si confermano grandi con “Thank You For The Demon”, continuando a sfuggire alle etichette e alle convenzioni.

All’aggressività di “Feared And Hated” fa da contraltare l’immensa maestosità della title track, un pezzo che da solo varrebbe l’acquisto dell’album. Che poi vira su atmosfere ben più aggressive ed arrabbiate: è il caso dell’arrembante “From Euphoria To Dystopia” come pure della cupa, doomeggiante “The Mauler”, caratterizzata da un’impressionante performance del frontman Ralf Gyllenhammar. Ad entrambe le estremità – quella più spinta verso la ricerca di melodie intrigenti e quella che si spinge verso gli inferi – rimane massiccia la presenza delle tastiere, utilizzate in maniera suggestiva e mai banale. “Borderline è un pezzo più asciutto e diretto ma comunque efficace, mentre la band convince meno quando le atmosfere si fanno più rarefatte ed intimiste (“All My Life”). L’album, purtroppo, si sgonfia in “Lowlife Highlights” e nell’insopportabile “I Hate To Dance”, che non si mantengono ai livelli d’impatto della prima parte, decisamente originale e convincente. Fa eccezione la curiosa traccia conclusiva “Don’t Want To Be Who I Am”, che riecheggia la “Baby Gotterdammerung” dei Moster Magnet.

Voto recensore
7
Etichetta: Gain Music / Sony

Anno: 2014

Tracklist:

01. Feared And Hated
02. Thank You For The Demon
03. From Euphoria To Dystopia
04. The Mauler
05. Borderline
06. All My Life
07. Lowlife Highlights
08. I Hate To Dance
09. Don’t Want To Be Who I Am


Sito Web: http://mustasch.net/

giovanni.barbo

view all posts

Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi