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Testament – Recensione: Titans Of Creation

Anche il Metal ai tempi del Coronavirus soffre, ed i fans sono costretti, per il loro bene, a stare chiusi in casa. Certamente questo potrebbe essere un buon momento per rispolverare tanta buona musica da ascoltare, ma anche abbiamo anche bisogno di vedere che questo universo metallico non si ferma, e che i nostri idoli combattono ancora, nonostante il momento difficile. Chuck Billy dei Testament è certamente uno di loro, reduce da una vita non semplice e provato anche dal Covid 19, ma in grado di uscire vittorioso anche da questa dolorosa esperienza.

Per questo ed altri mille motivi, questo “Titans Of Creation”, tredicesimo album dei Testament, assume significati profondi e preziosi per il mondo dell’ Heavy Metal e non solo per gli irriducibili sostenitori (certamente molti) della storica band della Bay Area. Un disco che diventa certamente un inno alla resistenza ad oltranza e che vuole regalare a tutti una sanissima ora di Thrash Metal tecnico ma non freddo, poggiando su un suono come sempre maestoso e magmatico, ben reso dalla produzione degli stessi Chuck Billy ed Eric Peterson. Se il cantante sembra ancora in palla e ringhia con intensità e forza immutata, non tralasciando anche momenti in cui il timbro diventa leggermente più pulito e “melodico”, è veramente difficile aggiungere altre lodi verso musicisti che possiamo solo definire Maestri, come Gene Hoglan alla batteria, Steve Digiorgio al basso ed Alex Skolnick alle sei corde.

Grande è la varietà nelle liriche del disco, che racconta storie realiste di sette violente (“Children Of The Next Level”) e serial killer (nella più lenta e ponderata “City Of Angels”), oppure scava dentro esperienze personali difficili e che lasciano solchi e cicatrici indelebili (come in “Symptoms” oppure in “The Healers”, dove torna l’esperienza con il cancro di Chuck Billy), e terminando con racconti che poggiano su fonti storiche e mitiche insieme (“Code Of Hammurabi”, “Curse Of Osiris”).

Se a livello testuale non ci si annoia, musicalmente l’album appare tosto e solido, con almeno 5-6 canzoni di livello superiore, e qualche passaggio a vuoto abbastanza trascurabile. Non si grida al miracolo quasi mai, né veniamo travolti da ritornelli memorabili, ma in ogni pezzo c’è sempre quale elemento di interesse che riesce a dare un senso all’ascolto.

Per una band vicina ai quaranta anni di attività, visto anche altri colleghi che arrancano, soprattutto per offrire nuovi dischi dignitosi, “Titans Of Creation” è una limpida testimonianza di una band vivissima e carica, che non vede l’ora di tornare a farci pogare anche dal vivo!

 

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