Testament: live report della data di Cagliari

Report di Filippo Pintus
Foto di Selene Farci

Dopo Soulfly/Pain Of Salvation e Obituary, un altro grande appuntamento per la scena metal sarda. I Testament a Cagliari, qualcosa che per i più sembrava impossibile e che invece è diventato realtà grazie a Kuntra Live&Events.

Acts Of Tragedy

I vincitori del contest ‘Risuona i Testament e suona con loro’ sono i primi a salire sul palco, proponendo tre pezzi in stile metal-mathcore tutti estratti dal loro primo EP “Cursed Words“. Nonostante il modo con cui sono riusciti a partecipare all’evento, il quintetto dimostra di avere le doti, l’energia e la tecnica per aprire un evento di questo spessore, alternando sezioni groove con sfuriate a mille, cavalcando degnamente gli assiomi tipici del genere. A quando un full-lenght?

Awake For Days

Il secondo gruppo a calcare il palco dell’Arena Grandi Eventi sono gli Awake For Days, band nuorese capitanata dagli ex Anthems Of Steel Luca Fadda e Nino Demurtas con all’attivo l’LP “Magnificient Disorder” da cui sono tratti tutti gli otto pezzi proposti. Il quintetto propone un genere definibile come modern metal, caratterizzato dall’alternarsi tra le parti pulite e aggressive nel cantato e da una eccellente esecuzione tecnica e cura dei dettagli, in particolare per batteria e per gli assoli di Nino, tecnicamente curati e mai banali. Applausi decisamente meritati, autori di una prova all’altezza della situazione e dimostrazione di essere una bella realtà del metal sardo.

Coma

Ultimi tra gli opener, è il momento dei Coma e del loro thrash metal. Il gruppo propone 8 pezzi, tutti tratti dall’LP “Mindless” del 2013 tranne l’inedito “Nightmares“. Se vi aspettate grandi novità stilistiche, siete completamente fuori strada: qua la ricetta è costituito da puro, violento e devastante thrash 100% che di moderno ha solo il suono, ispirato ai grandi nomi del passato (tra cui ovviamente proprio i Testament) e suonato magistralmente per quanto riguarda tecnica, aggressività e partecipazione dal quartetto sardo. Il pubblico è già in fiamme e inizia le prove di pogo, seguendo le veloci ritmiche e partecipando allo show. Grande prova dei quattro, suonare lo stesso genere prima dei Testament sicuramente non è facile per nessuno, se la sono cavata alla grandissima con lode per la batteria di Michele Sanna (One Machine).

TESTAMENT

Sulle note di “Rise Up“, l’opener del loro ultimo lavoro, comincia l’esibizione dei Testament. La formazione è quella del loro ultimo album in studio, con l’eccezione di un certo Steve DiGiorgio al basso al posto di Greg Christian. Già dalle prime note, si intuisce che quel signore dietro le pelli viene da un altro pianeta: Gene Hogland parte subito fortissimo, con la consueta precisione e pulizia, trascinando letteralmente il suono della band. Entra in scena Chuck Billy, con la sua trashissima mezza asta da microfono illuminata di rosso (a quando una parte da Sith in Star Wars?) e si fa sul serio, tutti con le mani in cielo quando parte l’assolo di Skolnick. Ma è solo un preludio per l’esecuzione di “The Preacher“, il pubblico impazzisce e canta a squarciagola l’intro, Chuck invita a cantare il ritornello ‘Dont’ follow the preacher’ e l’arena diventa una bolgia. L’esibizione prosegue con “More Than Meets The Eye“, “Native Blood“, “Riding The Darkness” e la title track “Dark Roots Of Earth“, tutti eseguiti alla perfezione e con grande coinvolgimento, grazie anche a Chuck Billy che non smette di incitare e rendere partecipe il pubblico, confermando comunque la tendenza a proporre tanti pezzi dagli ultimi tre album, con qualche inserto dal passato da “The New Order” e “The Legacy“. Steve DiGiorgio desta curiosità alternando il basso fretless 6 corde con un singolare 3 corde, mentre Gene Hogland continua a pestare come se non ci fosse un domani. I vecchi classici però sono pur sempre i vecchi classici ed ecco tutti a cantare a squarciagola l’intro e il ritornello di “Into The Pit“, probabilmente il pezzo più acclamato e conosciuto, mentre il pubblico si dimena come in una battaglia. Subito dopo, per gradire, “The New Order“, con la chitarra di Skolnick che infiamma l’intro e i duetti con Peterson che regalano brividi a tutti i partecipanti, compreso l’assolo (parzialmente improvvisato come sempre). Si prosegue con “Practice What You Preach” e “Over The Wall“, altri due vecchi classici, col pubblico che si da battaglia al centro dell’arena. Segue “Disciple Of The Watch“, altro grande classico e altre grandi emozioni per tutti i partecipanti. E’ il momento di chiudere, ma non prima di “D.N.R.“, “Three Days in Darkness” e la finale, tiratissima, “The Formation Of Damnation“, nella quale Chuck addirittura chiede e ottiene un wall of death per la felicità degli addetti al pronto soccorso presenti. Naturalmente mancava qualche cavallo di battaglia, in particolare “Alone In The Dark” e “Trial By Fire“, ma tutto sommato è stata un’esibizione egregia e (purtroppo) si capiva che chi avevamo davanti era anni luce avanti a ciò che di norma siamo abituati ad ascoltare. L’audio per gli spettatori invece non è stato all’altezza della situazione.

Scaletta:
Rise Up
The Preacher
More Than Meets The Eye
Native Blood
Riding The Darkness
Dark Roots Of Earth
Into The Pit
The New Order
Pratice What You Preach
Over The Wall
Disciples Of The Watch
D.N.R.
Three Days In Darkness
The Formation Of Damnation

Considerazioni finali:
Grandi, grandissimi i Testament, per tecnica, carisma, potenza, aggressività, veramente dei marziani.
Stavolta il pubblico ha risposto alla grande, sia come presenze che come partecipazione. Sia gli opener che i Testament non si sono risparmiati, il concerto valeva ampiamente la quota di ingresso e finalmente si è visto che anche a Cagliari si può fare un evento metal di questa entità contando sull’affluenza del pubblico.
Complimenti quindi all’organizzazione per aver rischiato e probabilmente vinto questa scommessa. Potevamo fermarci alle lodi? Certamente no. Forse con la complicità del forte vento, dal punto di vista sonoro purtroppo il concerto non è stato all’altezza del nome proposto, con tanti partecipanti che si sono lamentanti di questo a fine concerto ed effettivamente bisogna dire che la confusione in alcuni passaggi regnava sovrana. Per cui speriamo che al prossimo evento di questa entità, sperando che possa aver luogo molto presto, si possa fare qualcosa di più o risolvere completamente questo punto.

selene.farci

view all posts

La mistress del team news di Metallus.it. Ogni virgola fuori posto è una frustata ai poveri redattori che ormai implorano pietà. Dalla Sardegna con furore, ma al posto del tunz tunz del Billionarie il suo pensiero fisso è la Love Machine di Blackie Lawless. Si divide tra la macchina fotografica, matrimoni e metallo colante.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi