TesseracT: Live Report e foto della data di Milano

Ho preferito lasciar passare una settimana dalla data milanese dei TesseracT per lasciar sedimentare il giudizio sul concerto degli inglesi che si rivela fondamentalmente in linea con le attese.

THE CALLOUS DAOBOYS

Sembra ormai un mantra ritornare ad ogni report sulla difficoltà di parcheggio a Milano ma è un dato di fatto, unito ad un nebbione d’altri tempi che mi fa saltare completamente l’esibizione dei The Callous Daoboys.

UNPROCESSED

Arrivo invece al locale per l’esibizione degli scatenati Unprocessed che fanno molto di più che saldare la platea con il loro schizofrenico mix di postcore, progressive e momenti melodici; la setlist è incentrata sul nuovissimo “… And In Between” che ho ascoltato solo distrattamente ma mi sembra che i pezzi ben si integrino agli estratti da “Artificial Void” e “Covenant”con una menzione particolare per il singolo “Deadrose”; ottima l’interazione col pubblico del frontman Manuel Gardner Fernandes, molto a suo agio sul pubblico nonostante debba eseguire parti di chitarra non banali.

Ovviamente quando salgono sul palco i TesseracT si capisce che il livello di professionalità sia di un’altra categoria nonostante alcuni problemi al volume della voce ad inizio concerto; gli inglesi sono in forma smagliante e si esibiscono davanti alla platea più numerosa mai avuta in Italia.

Daniel Tompkins è un catalizzatore con le sue variazioni vocali raffinate negli anni, non con qualche imperfezione (difficile riprodurre “Legion” come pubblicata sul recente “War Of Being”) ma sempre col giusto piglio e coinvolgimento (non si è fatto mancare nemmeno un paio di crowd surfing).

Si parte con “Natural Disaster” ed ovviamente l’ultimo album è il protagonista di scaletta, dei cui estratti dobbiamo per forza citare riuscitissime versioni di “Echoes” e “The Grey”; non mancano però salti indietro nella discografia dei nostri, manna per chi segue il quintetto dagli esordi. Assistiamo quindi a splendide riproposizioni di “Dystopia”, “King” e la conclusiva “Juno”; nel bis arrivano gli immancabili estratti dalla seminale suite “Concealing Fate”, in quest’occasione “Acceptance” e “Deception”.

A giudizio assolutamente soggettivo avevo forse preferito l’esibizione del 2016 nel più raccolto Legend per il tour di “Polaris” ma l’esibizione di questa sera sembra inequivocabilmente realizzata da una band che ha fatto un ulteriore click in termini di consapevolezza; Kahney e Monteith sono due chitarristi particolarissimi mentre la sezione ritmica Williams/Postones è una macchina da guerra che spezzetta ritmi in continuazione (senza arrivare agli estremi di Meshuggah ma provenendo da quella scuola).

Pur essendo un follower della prima ora, negli ultimi tempi, ho rivalutato maggiormente la proposta dei TesseracT, considerando tutta la loro parabola e ritenendola pregna di un’originalità non comune nella musica hard contemporanea; innegabile inoltre l’influenza che i britannici hanno avuto sulla nascita del movimento djent e sullo stile di molti chitarristi che si auto producono i propri lavori lanciandoli sul web.

Ottimo concerto.

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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