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Ten – Recensione: Illuminati

Arriva a stretto giro di ruota un nuovo album per i britannici Ten. La band di Gary Hughes è ormai un’istituzione nel mondo del melodic hard rock e, anche se con un po’ di alti e bassi a livello qualitativo, nel corso degli anni su è guadagnata con merito un following più che fedele.

Questo nuovo “Illuminati” segue molto da vicino quanto fatto con il precedente ed eccellente “Gothica” e mantiene tutti i marchi da fabbrica riconducibili allo stile ormai consolidato del gruppo, compreso quel sound si caldo, ma un poco pastoso e scuro, con una batteria fin troppo meccanica, che sinceramente non ho mai digerito molto.

Poco c’è invece da contestare sulla qualità delle composizioni, visto che il leader (ed unico compositore) Gary Hughes ha da sempre la capacità di scrivere brani perfetti per le sue coordinate vocali e riesce costantemente a trovare il giusto equilibrio tra classico rock Made in Britain, rimandi epici e armonie seducenti.

Com’è come non è sta di fatto che ogni volta i ritornelli finiscono per restare in testa e il gusto con cui le melodie e gli arrangiamenti vengono concepiti rimane difficilmente imitabile. Impossibile quindi non apprezzare canzoni un po’ più hard come “Shield Wall” o “Mephistopheles” e l’epic rock di classe di “The Esoteric Ocean” e “Rosetta Stone” . Tra tappeti di tastiera ben congegnati, parti vocali di presa e assoli di chitarra inseriti con gusto e abilità il rito albionico si compie senza intoppi, regalandoci una scaletta scorrevole e piacevole da ascoltare nella sua interezza.

Altrettanto vero è però che dopo tanti anni, forse inevitabilmente, visto anche che il range vocale di Mr. Hughes rimane un poco limitato (fermo restando la indiscutibile bellezza del timbro), la tipologia di canzoni che ci viene presentata sa sempre più di già sentito. Un fattore che aiuta magari anche la rapida partecipazione emotiva alle singole canzoni, ma che rischia di stancare dopo un numero di ascolti relativamente basso.

Per quanto valido, “Illuminati”, non riesce quindi del tutto nel comunque non facile compito di aggiungere qualcosa di davvero significativo alla discografia della band, rimanendo un gradino sotto al citato “Gothica”. Nessun rischio comunque per i fan di sempre, chi li ha sempre amati troverà tra queste note esattamente quello di cui ha bisogno.

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