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Ten – Recensione: Gothica

Prosegue nella sua altalena – se non altro in termini qualitativi – la carriera dei Ten, che fanno seguito al non entusiasmante “Isla De Muerta” con questo “Gothica”, ovvero un buon recupero di sound e ispirazione, oltre al ritrovamento di quella capacità unica di ammantare il loro classico hard rock di un’atmosfera regale e misteriosa al tempo stesso. Verrebbe da dire, anzi, che alcuni dei brani del nuovo album sono ciò che da diversi anni a questa parte più si avvicina – almeno per mood – ai primi fondamentali lavori della band albionica: è il caso dello splendido mid-tempo potente e melodico “Travellers”, che più di altri episodi ci riporta alla magia dei Ten degli esordi – merito anche dell’interpretazione passionale di Hughes.

L’opener “The Grail” è grintosa e melodrammatica, perfettamente rappresentativa di cosa può fare la creatura di Gary Hughes quando è in forma: merito di una qualità che potrebbe definirsi monumentale e del lavoro dei tre chitarristi (oltre al fidato John Halliwell, ci sono Dann Rosingana e Steve Grocott). Le veloci e dirette “Man For All Seasons” e “The Wild King Of Winter” formano un chiaroscuro con la cupa e passionale “Paragon”, anch’essa giocata sulla voce calda e pastosa di Hughes che rimane davvero un unicum nel panorama hard rock. Altri brani – “Jekyll And Hyde”, “In My Dreams”, “Welcome To The Freak Show” – fanno della leggerezza la loro caratteristica principale e richiamano alcune cose del Gary Hughes solista: pur essendo in contrasto con quello che è il mood del resto dell’album non stonano, ma aggiungono sapori diversi alla ricetta dei Ten. “La Luna Dra-cu-la” è un altro gustoso divertissement impreziosito dal duellare di chitarre e dal tambureggiante contrappunto della sezione ritmica formata dallo storico Steve McKenna al basso e da Max Yates alla batteria. La chiusura, invece, è affidata all’avvolgente e romantica “Into Darkness”, che chiude il cerchio e ci riavvicina a quei Ten fatti di cuore e passione.

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