Exodus – Recensione: Tempo Of The Damned

Atteso come il primo dei rientri illustri dell’anno in campo classic-thrash quello degli Exodus era anche il più ricco di dubbi, vista la lunga inattività della band e le non entusiasmanti ultime uscite. A sorpresa riceviamo invece in dono un lavoro solido, caricato ulteriormente da una produzione moderna e corposa (Andy Sneap) ed impreziosito dalle corrosive vocals di uno Zetro Sousa in forma smagliante, perfetto per le liriche al vetriolo qui esposte. Alcuni dei brani sono dei veri e propri killer: ‘War Is My Sheppard’ impersonifica il desiderio di distruzione come nessuno altro riuscirebbe a fare, ‘Scar Spangled Banner’ mette in mostra un guitar working incredibile e la ripescata ‘Impaler’ ci riporta per un istante indietro nel tempo, convincedoci quasi a reinfilare i jeans sdruciti di una volta. Coinvolgenti e azzeccate anche ‘Forward March’ e ‘Tempo Of The Damned’, assalto sonoro inarrestabile dal potenziale devastante in sede live. Impressionante davvero la sezione ritmica: il suono di basso è impeccabile e si avvicina spesso a quello di un certo D.D. Verni e un batterista con il tiro di Tom Hunting non lo si trova certo tutti i giorni. Fino ad ora le luci, ma non manca qualche ombra. Alcuni dei brani sono piuttosto deboli: ‘Culling The Herd’ è lunga e ripetitiva e le banali ‘Throwing Down’ e ‘Shroud Of Urine’ (o sarebbe meglio dire ‘Children Of The Grave’?) sanno non poco di riempitivo. In aggiunta appaiono un pò eccessive le autoclonazioni: ‘Blacklist’ ad esempio ha una similitudine incredibile con ‘Force Of Habit’ di cui rimane una versione meglio riuscita e parecchi dei riff portanti hanno un’aria decisamente familiare della serie ‘questo l’ho già sentito’. Un buonissimo album quindi, che ha però il difetto non trascurabile di non aggiungere nulla a quanto proposto dalla band ormai quasi quindici anni fa, finendo per rimescolare sempre i soliti ingredienti. Probabilmente oggi tutto questo sarà accolto con comprensibile entusiasmo, vista la oggettiva carenza di materiale valido in campo thrash, ma non ci sarebbe affatto dispiaciuto registrare una maggiore voglia da osare.

Voto recensore
7
Etichetta: Nuclear Blast / Audioglobe

Anno: 2004

Tracklist: 01. Scar Spangled Banner
02. War Is My Sheppard
03. Blacklist
04. Shroud Of Urine
05. Forward March
06. Culling The Herd
07. Sealed With A Fist
08. Throwing Down
09. Impaler
10. Tempo Of The Damned

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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