Michael Schenker – Recensione: Temple Of Rock

Con una concisa e melodica intro contro la guerra, accompagnata da una cupa voce narrante (quella di William Shatner, il Capitano Kirk di Star Trek), inizia il nuovo capitolo del chitarrista tedesco, dopo circa otto anni dall’ultimo lavoro solista (lo strumentale “Thank You 4”).

Non lasciamoci ingannare dal déjà vu trito e ritrito della copertina e del titolo, poiché leggendo le belle parole di Schenker al riguardo, veniamo a conoscenza di ciò che rappresenta per lui il “Temple Of Rock”: la forza creativa interiore che lo ha accompagnato da sempre nella produzione della sua musica, al quale fa da contrappeso un altro “Temple Of Rock”, esterno, creato da tutti i musicisti negli anni ed ora giunto al suo termine. Ma nuovi Templi arriveranno e così via per sempre… Profetiche parole…

Il disco si rivela già al primo ascolto una piacevole sorpresa. La graffiante opener “How Long” ne è una brillante esempio. Presente nel disco anche una seconda versione del pezzo, “3 Generations Guitar Battle”, suonata a tre manici con Leslie West dei Mountain e Michael Amott degli Arch Enemy. Le sonorità dell’album si muovono tra un metal classico e un hard rock melodico, il tutto ammantato da una patina ottantiana che non stona, anzi ben si adatta al guitar riffing preciso, potente e melodico allo stesso tempo, al quale Schenker ci ha abituati da tempo immemore. La possente e cristallina voce di Michael Voss (Mad Max, Casanova), ricca di sfumature, si sposta con agilità tra grintosi mid tempo (“The End Of An Era”, “Speed”), ballad (da segnalare la nostalgica “With You”, dal sapore antico) e pezzi più hard rock (la divertente/blueseggiante “Saturday Night”).

Il disco ospita molti nomi illustri amici del teutonico axeman, da Doogie White ex Malmsteen (grandioso in “Before The Devil Knows Your’re Dead” – dei Primal Fear c’è solo il titolo, anche se molti pezzi ricordano il sound di Scheepers & C., ma in fondo la matrice teutonica è la stessa), a Carmine Appice, Slash, il fratello Rudolf, Don Airey alle tastiere, Chris Slade, Simon Phillips, Pete Way, l’ex MSG Robin McAuley (eccellente nella notevole “Lover’s Sinfony”), tra i principali. Autentica gemma, dal refrain orecchiabile, la ballabile “Miss Claustrophobia” (pezzo che da solo vale l’ascolto e/o l’acquisto), di cui è presente nella limited edition dell’album una versione radio, alla quale fa da rimbalzo l’altrettanto frizzante “Remember” (bonus track per il Giappone).

Nel complesso un disco gradevole, forse in alcuni punti un tantino commerciale e troppo radio-friendly (il tutto probabilmente intenzionale), che nulla aggiunge e nulla toglie a quanto già proposto finora dal chitarrista: decisamente non un must per tutti, ma per i fan di vecchia data e per chi ancora non lo conoscesse un gradito regalo.

Voto recensore
7
Etichetta: Inakustik

Anno: 2011

Tracklist:

01. Intro
02. How Long
03. Fallen Angel
04. Hanging On
05. The End Of An Era
06. Miss Claustrophobia
07. With You
08. Before The Devil Knows You're Dead
09. Storming In
10. Scene Of Crime
11. Saturday Night
12. Lover's Sinfony
13. Speed
14. How Long (3 Generations Guitar-Battle version)
15. Remember
16. Miss Claustrophobia (radio edit)


Sito Web: http://www.michaelschenkerhimself.com

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