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Temple Of Baal – Recensione: Mysterium

Dopo il mezzo passo falso di “Verses Of Fire”, i francesi Temple Of Baal si rimettono seriamente in carraggiata grazie al nuovo studio album “Mysterium”, il quinto in carriera. Il progetto ideato dal vocalist/chitarrista Amduscias è stato oggetto di una evoluzione lenta ma costante che lo ha portato a contaminare il black metal tradizionale degli esordi con soluzioni death più ricercate. In questo senso “Mysterium” può essere inteso come un ulteriore passo avanti e sotto molti aspetti potremmo definirlo l’album “doom” dei parigini.

Se “Verses Of Fire”, pur ben eseguito da un punto di vista tecnico incappava in una eccessiva ricorsività, “Mysterium” bilancia molto bene tempi diluiti e accelerazioni, senza tralasciare dei subdoli innesti melodici che non risultano invasivi, anzi esaltano quella sensazione disturbante suggerita dai pezzi. La forma canzone, come anticipato dal gruppo stesso, ricalca una sorta di preghiera, di meditazione vicina al credo alternativo supportato dall’ensemble.

Una inquietante base ambient/noise segna l’inizio di “Lord Of Knowledge And Death”, brano di durata superiore ai novi minuti dove i Temple Of Baal mostrano subito una certa versatilità alternando bene parti telluriche ad altre decisamente più ragionate dove a salire sugli scudi sono la voce e le chitarre di Amduscias e Saroth, ma spicca anche l’importanza del drumming di Skvm e del basso di Arkdaemon (altro membro di vecchia data), protagonista di un incipit distorto e potente in “All In Your Name”.

Album scorrevole e parecchio funzionale, “Mysterium” offre una serie di tracce evocative e intense, dove ad emergere fin dai primi ascolti sono i risvolti epici di “Divine Scythe”, la malinconica “Hosanna”, dall’incedere granitico e ancora la citata “All In Your Name”. L’ago della bilancia è ottimamente puntato tra black e death dai ritmi cadenzati e la band, pur non sfruttando soluzioni innovative in senso assoluto, compie un passo avanti nel proprio percorso evolutivo.

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