Temperance – Recensione: Hermitage – Daruma’s Eyes, Pt.2

Dopo l’entusiasmo con il quale nel 2021 abbiamo recensito “Diamanti”, l’attesa per il nuovo lavoro dei Temperance si è fatta di mese in mese più trepidante e palpabile: dopo tutto parliamo non solo di una realtà italiana ormai riconosciuta ed affermata a livello internazionale (come il recente tour con Tarja conferma), ma anche di una band che come poche altre ha saputo crescere ed evolvere, al punto che gli originali confini del symphonic metal si sono fatti progressivamente più angusti per descrivere la loro più recente produzione. Oggi il quintetto fondato da Marco Pastorino può contare su una line-up rodata ed ulteriormente rafforzata dagli ingressi dell’americana Kristin Starkey alla voce e di Marco Sacchetto alla batteria, ai quali si aggiunge una nutrita serie di musicisti ospiti: Arjen Lucassen (Ayreon), Fabienne Erni (Eluveitie, Illumishade), Laura Fella (Faun) ed Alessandro Conti (Twilight Force) sono solo alcuni dei nomi che hanno reso possibile il concept album che ascoltiamo oggi. “Hermitage: Daruma’s Eyes”, terzo lavoro che i nostri pubblicano con Napalm Records, narra dunque la storia di Viktor, catapultato nel magico villaggio di Hermitage dalla bambola Daruma ed alla prese con le vicende – ed i conflitti – dei suoni numerosi e tormentati personaggi. Il tono della narrazione è epico più di ogni altra cosa, come nelle chiare intenzioni della prima traccia: “Daruma” è grandiosa tanto nell’introduzione quanto nei cori del ritornello, melodiosa e trascinante ma senza mai rinunciare a quell’aura di mistero che circonda le vicende dei protagonisti.

Michele Guaitoli, che avevo recentemente molto molto molto apprezzato all’opera con i Kaledon, è perfetto nella parte, come si direbbe di un attore. Alla pura capacità tecnica il cantante nato a Gorizia aggiunge anche la sfumatura dell’interpretazione, senza peraltro mai scadere in un’eccessiva teatralità che distrae: Guaitoli è il papà che vorresti ti raccontasse la favola della buonanotte (“Darkness Is Just A Drawing”) ed il suo fare ammaliante è semplicemente perfetto per raccontare una storia che ambisce ad ottenere lo stesso effetto sul suo pubblico. Da questo punto di vista “Hermitage” evidenzia da subito la capacità di coniugare alla perfezione l’opulenza dei propri spunti strumentali con una coerenza di fondo che ti permette di seguirlo con facilità dall’inizio alla fine, nonostante la complessità e la ricercatezza dei suoi momenti. La successiva “Glorious”, caratterizzata dalla velocità esecutiva e dalla potenza delle parti vocali, getta un solido ponte verso le cose migliori che i Rhapsody facevano più o meno venticinque anni fa: un sinfonico snello talmente ben calibrato da smarcarsi dalle sue stesse influenze per diventare qualcosa di fortemente personale, se non propriamente nuovo, nel modo in cui le singole parti si alternano mantenendo alta la tensione e bassa la fatica d’ascolto.

Grazie a queste caratteristiche, anche la natura di concept risulta ingaggiata (un verbo tanto amato dal mio personal trainer, grazie David) in modo efficace: i momenti più dolci (“A Hero Reborn”, “In Search Of Gold”) preludono a quelli più intensi (“Trust No One But You” pesta di brutto ed in tutto) senza apparente soluzione di continuità, la produzione non diventa mai eccessivamente pesante e seguire la storia, sia che si leggano i testi o ci si affidi alla potenza evocativa dei suoni, regala lo stesso piacere di un’esperienza al cinema. Allo spessore di questo nuovo lavoro contribuisce in modo significativo l’eccellente prova di Kristin, contralto capace di un timbro insospettabilmente oscuro e profondo che – a sorpresa – controbilancia la voce di Guaitoli perfettamente (“Brand New Start” è tra i duetti migliori) ed in modo diverso da quanto ci saremmo aspettati. Quando non impegnata nei cori, la cantante di New York – che ora credo viva in Svezia – si fa infatti carico delle parti più profonde e drammatiche (“Welcome To Hermitage”), costituendo una presenza fondamentale e graffiante (“No Return”, “Into The Void”) per tenere “Hermitage” alla larga dagli eccessivi bagliori che plastificano tanto sinfonico. E che di questi tempi, oltretutto, rischierebbero di suonare eccessivamente anacronistici e fuori tempo massimo.

La magnificenza di questo disco non copre gli elementi più semplici, riuscendo invece ad esaltarli: prendete ad esempio il basso crudo di “Join Me” ed il nervo con cui esso sostiene tutto il brano e vedrete come, anche quando c’è da soffermarsi su questi dettagli apparentemente minori, “Hermitage” non ammette distrazioni e si dimostra abile nel valorizzare anche le più piccole, le più scarne delle sue componenti. Nonostante la sua collocazione in un universo magico e fantastico, il nuovo disco dei Temperance possiede tutte le caratteristiche per calarsi perfettamente nel mondo contradditorio e pieno di stimoli che viviamo oggi. Le sue storie, un po’ come i suoi suoni, sono un’elegante metafora del moderno, che può distrarci dalla realtà o riavvicinarci alla spigolosità del quotidiano a seconda di come decidiamo di ascoltarlo o, appunto, di ingaggiarlo. La duttilità dei suoi interpreti gli permette di suonare fresco ad ogni ascolto (“Full Of Memories” sboccia carnosa come un fiore), senza rinunciare a quella coerenza artistica che la band italiana ha saputo costruire nel corso di una carriera avviata ormai dieci anni fa. Questo è un lavoro generoso ed esplosivo nel quale nulla è stato lasciato al caso, un inno al cambiamento affidato ad una banda di artisti assemblata con notevole intelligenza e capace di divertire chi lo suona, chi lo ascolta e chi ne scrive.

Etichetta: Napalm Records

Anno: 2023

Tracklist: 01. Daruma 02. Glorious 03. A Hero Reborn 04. Welcome to Hermitage 05. No Return 06. In Search of Gold 07. Join Me 08. Trust no one but You 09. Darkness is just a Drawing 10. Into the Void 11. Brand new Start 12. Where we Belong 13. Full of Memories 14. Cliff
Sito Web: facebook.com/temperanceband

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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