Bullet For My Valentine – Recensione: Temper Temper

Il ritratto di una band in declino (artisticamente parlando), l’ombra di ciò che è stato e non sarà (forse) mai più; questo il ritratto dei Bullet For My Valentine targati 2013. “Temper Temper” segna il passo rispetto al precendente “Fever”, a sua volta successore sottotono rispetto al secondo album “Scream, Aim, Fire” , follow up del promettente debutto “The Poison”, un percorso involutivo che ha portato il quartetto albionico ad abbassare qualitativamente il livello del proprio song writing a favore di uno scialbo metalcore smielatamente ruffiano e solo a tratti incisivo.

L’appeal estetico, canoro e musicale del leader Matt Tuck è indiscusso, ma forse i BFMV hanno puntato troppo su questo aspetto, tralasciando la cura delle singole tracce, come se avessero voluto tirare fuori un album mettendo in campo le armi migliori, sicuri di una facile vittoria.

L’opener “Breaking Point” è un assalto all’arma bianca, accattivante, seducente, coinvolgente, ma bastano pochi secondi per rendersi conto di come sarà il resto dell’album: testi dai toni grigi, sofferenti, caratteristica peraltro comune con le produzioni passate, si avverte una crescente rabbia che non trova sbocco, ma nonostante ciò è un brano apprezzabile; segue “Truth Hurts”…and I’m pain,  da dimenticare il coro stridulo che precede il ritornello; “Temper Temper” è il primo singolo estratto dall’album, uno dei pochi episodi ben riusciti, sebbene anche in questo caso voce e testi la fanno da padroni, lasciando passare il resto in secondo piano; “P.O.W.” è una power ballad per l’ennesima volta con liriche dannatamente drammatiche “ In my darkest hours…I’m trapped in this nightmare” tanto per citare qualche passaggio; “Dirty Little Secret” è un crescendo le cui prime battute lasciano ben sperare, ma basta poco per ricadere nella solita noiosa soluzione melodica, da citare un pre-chorus degno di una boy band; “Leech” è un uptempo poco incisivo, insipido; “Dead To The World” ha un sonnolento inizio strumentale, un assolo orecchiabile che fa da apripista alla solita voce ruffiana, un brano che farebbe la sua porca figura ad un ballo di fine anno scolastico, “Riot” “Saint & Sinners” contribuiscono ad alimentare la fiera dell’ovvietà, sino a giungere alla penultima traccia dal titolo “Tears Don’T Fall (Part 2), un bieco espediente per richiamare alla mente i fasti del passato, ma questo episodio ha ben poco a che fare con quello originale; un “no comment” è d’obbligo per la conclusiva “Livin’ Life (On The Edge Of A Knife).

Ciò che si evince dall’ascolto di “Temper Temper” è la mancanza di spontaneità, ci si trova dinanzi ad un prodotto precostituito, che sicuramente non mancherà di ottenere giudizi positivi tra i fans dell’ultima ora, ma questa scelta generalista della band sicuramente non convincerà chi li ha seguiti sin dagli esordi.

Voto recensore
5
Etichetta: Sony

Anno: 2013

Tracklist:

01. Breaking Point
02. Truth Hurts
03. Temper Temper
04. P.O.W.
05. Dirty Little Secret
06. Leech
07. Dead To The World
08. Riot
09. Saints & Sinners
10. Tears Don’t Fall (Part 2)
11. Livin' Life (On The Edge of A Knife)


Sito Web: http://tt.bulletformyvalentine.com/

4 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. fab

    Bah…non sono d’accordo con questa recensione.. A parte citare “temper temper” come la canzone più riuscita dell’album (quando in realtà è la più scialba!)…
    Sembra che il recensore si aspettasse che il cantato fosse caratterizzato da scream e growl stile “the poison”…cosa che, per il problema avuto alle corde vocali dal cantate qualche anno fa, mi sembra ovvio che non sarebbe potuta accadere.
    Poi che i Bullet for my Valentine facciano parte del filone del metalcore melodico si sa, e mi sembra inutile criticarli per questo, ovvero per quello che sono.
    La critica poteva essere fatta per la mancanza qualche idea nuova in più per questo album…non per la voce pulita e melodica o per l’estetica.
    Secondo me quest’album mantiene almeno i livelli di fever, con anche qualche traccia più brillante nella seconda metà della tracklist ripetto a quella del precedente album.
    Poi il “no comment” a quello che forse è il brano migliore, o comunque uno dei migliori….boh.
    In ogni caso almeno la sufficienza ci stava.

    Reply
  2. Rocco Minichiello

    Non vorrei esagerare, ma quest’album fa veramente schifo…direi anche peggio di Lulu haha…
    Matt Tuck non sa più cantare, i riff sono MOLTO ripetitivi e mi fanno passare la voglia di ascoltare lintero album, la batteria è scontata….boh, spero solo che i Bullet si rendono conto della feccia che hanno pubblicato. Meno male che quest’anno esce anche il nuovo dei Trivium così ci possiamo pulire un po l’apparato uditivo.

    Reply
    • Stefano Mastronicola

      Diciamo che con Temper Temper hanno…stemperato un po’ i toni, smussato gli angoli per far presa su una vasta audience, ma questo si è tradotto in un album scialbo, scontato e privo di quel guizzo, quella scintilla che fa di una release una storia da ricordare. Al contrario di quanto afferma qualcuno, non è il disco che ti aspetti da questa band e la loro parabola discendente è evidente. La qualità dei brani è livellata verso il basso…anche troppo.

      Reply (in reply to Rocco Minichiello)
  3. Davide

    Sono d’accordo sul fatto che Temper Temper non è esattamente come ce lo aspettavamo e che gli “Sneak Preview” erano un po’ illusori. Tuttavia devo ammettere che alcune canzoni non sono così male. Per esempio Dirty Little Secrets e Saints And Sinners mi piacciono abbastanza. Per il resto speriamo che il prossimo album sia un po’ più alla The Poison.

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi