Exodus: Teaching Violence – Intervista a Gary Holt e Tom Hunting

Visibilmente stanchi, causa la lunga sequenza d’interviste, ma non per questo meno cortesi e disponibili, Gary Holt e Tom Hunting, chitarra e batteria dei seminali Exodus, vera e propria pietra miliare della Bay-Area Thrash Wave, ci hanno raccontato i retroscena di uno dei ritorni più graditi (vista anche la prova stellare della loro recentissima apparizione in Italia, assieme a Nuclear Assault) del metal estremo degli Eighties, i progetti ed i problemi che hanno animato questo rientro sulle scene, con gig live di grande impatto ed un disco nuovo di zecca (che sarà uscito da pochi giorni, quando leggerete queste righe). Distesi comodamente sui divani di un accogliente hotel di Milano, i due californiani spiegano cos’hanno fatto nel loro periodo di assenza dalla scena metal, come vedono il mondo (musicale e non) di oggi e cosa stanno preparando per rimettere sottosopra un’audience, quella attuale, che mai come adesso ha bisogno di freschezza, energia e voglia di rischiare, artisticamente parlando.

Gary, Tom, ho pensato che il modo migliore per iniziare questa nostra chiacchierata, fosse quello di andare subito al sodo e chiedervi quando avete iniziato a lavorare ai pezzi che compongono ‘Tempo Of The Damned’; era un progetto che aleggiava nell’aria già da prima della reunion per il ‘Thrash Of The Tytans’, oppure è nato tutto all’indomani di quella performance?

(Gary):‘Ad essere onesti, non c’è stata una programmazione dietro quest’album, almeno nei primi tempi della reunion del gruppo. Per essere ancora più precisi, non c’era neppure una vaga idea di riformare il gruppo, ma solo il generale desiderio, da parte di tutti noi, di ritornare a suonare thrash metal, la musica che amiamo. L’occasione del benefit in favore di Chuck Billy è stato ‘l’assist’ per buttarci in questa nuova avventura, visto che rimettere insieme gli Exodus significava ritornare a stravolgere le nostre esistenze e quelle delle rispettive famiglie dei membri della band, motivo che ha dato origine a qualche discussione nel corso dei precedenti mesi (Steve Souza, circa 6 mesi prima, aveva temporaneamente abbandonato gli Exodus. N.d.A.). Però, come ti dicevo prima, la voglia e la determinazione erano tali che la gig del ‘Thrash..’ ci ha fatto capire che potevamo veramente tornare a dare qualcosa d’importante alla musica. Di conseguenza, dopo le varie esibizioni in giro per i festival di mezzo mondo, e testato il responso più che positivo della stampa e, soprattutto, dei fan, ci siamo messi a buttare giù nuovo materiale. Tra il Dicembre del 2002 ed il Maggio del 2003 abbiamo scritto ed arrangiato tutti i pezzi e, appena terminato questo lavoro di songwriting, siamo entrati subito in studio.’

Un disco, pertanto, fortemente ispirato dalle più recenti esperienze live. Pensi che l’energia che siete stati in grado di scatenare in questi ultimi concerti sia penetrata nelle tracce del vostro ultimo lavoro tanto da dargli un’impronta distintiva così marcata?

(Gary):‘L’energia che senti nei concerti, come quella che fuoriesce dalle song del nuovo album proviene da noi. Siamo noi che la sviluppiamo e l’incanaliamo nei nostri strumenti, in quello che ne fuoriesce dalle casse e tutto proviene dalle nostre anime e dalle esperienze che viviamo, come il fatto, parlo per me almeno, che ogni tanto uno si dedichi alla ‘nobile pratica’ di qualche birra o alla degustazione di altre ‘sostanze’, sempre leggere, ma che fanno tirare fuori il meglio di te! Ahahahaha! (Gary è proprio il classico californiano che potrebbe uscire da certi film sui surfisti! N.d.A.)

(Tom):‘Gary ti presenta sempre le cose in un modo facile e spontaneo, certo, ma non per questo devi pensare che quello che ha vissuto non sia stato anche un problema. Di sicuro, ora è tutto a posto, anche perché è un ragazzo che ha imparato molto a regolarsi nel corso di quest’ultimo anno, ma le esperienze da lui vissute, anche al negativo, hanno generato gran parte dell’energia dell’ultimo album. Questo te lo dico perché magari certa stampa pensa solo a dipingerci come un gruppo di sballati e basta, sentendo come suoniamo, ma ci si deve rendere conto che si tratta di un lavoro d’analisi anche introspettiva, che si parla anche dei lati negativi di certe cose e forse è anche per questo che cercano di svilirti così. Non sei mai molto popolare quando parli di problemi e cose negative.’

(Gary):‘Torando un attimo seri, però, direi che la forza dirompente di questo album è anche da attribuire all’ottimo lavoro di Andy Sneap ed alla sua produzione, con la quale ha catturato tutta la potenza che volevamo trasmettere! Non sei d’accordo Tom?’

(Tom):‘Assolutamente! Vedi, questo nostro lavoro è riuscito così bene, a mio avviso almeno, proprio in virtù del fatto che arrangiamento e produzione hanno viaggiato di pari passo. Abbiamo cercato, assieme ad Andy, la produzione migliore per questo disco e, contemporaneamente, abbiamo apportato alcune modifiche nell’arrangiamento dei brani proprio per sfruttare il potenziale offertoci da questi suoni, che andavano sicuramente sfruttati per ottenere delle ‘killer song’ di altissima fattura. Insomma, un lavoro di squadra, dove istinto e cura dei risultati hanno viaggiato di pari passo, ottenendo, penso, un risultato eccellente.’

Beh, non si può dire che non abbiate messo voi stessi in questo processo compositivo, visto che arrivate ad ispirarvi anche a problemi personali interni al gruppo, cosa che non è sempre facile da fare. Questo vostro ‘coraggio’ artistico, inoltre si può vedere anche in certi tratti e scelte di produzione e songwriting, dove, al posto della brutale e monolitica pesantezza di produzione ed all’aggressività a tutti i costi (vedi Fear Factory o Machine Head, tanto per citare i gruppi più conosciuti)), voi preferiate dare un taglio più dinamico ai suoni ed inserire quel senso di melodia graffiante che è parte del vostro corredo genetico di band thrash della Bay-Area.

(Gary):‘Questo mi sembra ovvio, visto che siamo nati suonando in questo modo. Con questo, attenzione, non intendo dire che vogliamo fare un revival o continuare a suonare lo stesso disco. Semplicemente che vogliamo continuare a evolvere quello che siamo noi, visto che suoniamo in un determinato modo perché ci piace. Tu hai citato l’esempio di alcune band, come i Machine Head, facendo l’accostamento della nostra produzione al loro modo di settare i suoni. A parte il fatto che non impazzisco per quel tipo di band che continuano a riproporti per tutta la canzone i soliti due ultra-stoppati e i quattro armonici che hanno imparato, la fluidità e la dinamica che hai sottolineato tu si riallacciano non solo al nostro background, ma anche alla nostra filosofia musicale che rispecchia il nostro modo di vivere. Andare oltre il limite, toccando anche l’eccesso, correre al massimo della velocità (quando Gary dice ‘speed’, si mette a ridere, capendo il gioco di parole e l’allusione ad un tipo di droga sintetica, ma subito si affretta a dire che era uno scherzo, visto il discorso fatto all’inizio. N.d.A.) fa parte della nostra vita e della musica thrash. Per questo fluidità e dinamica sono ingredienti essenziali per il nostro sound, che deve essere sì moderno, ma non eccessivamente appesantito…altrimenti come facciamo a correre!!(risate)’

(Tom):‘Se ci pensi, poi, il nostro nome può essere letto come un gioco di parole tra ‘Exodus’ ed ‘Excess Does’!’

E’ vero, non l’avevo mai notato! Ma, ditemi, a vostro avviso, visto che è opinione di molti negli ultimi tempi, c’è differenza nella scena metal da quando avete fatto la vostra comparsa, rispetto allo scenario che affrontano le nuove formazioni oggi? In altre parole, ve la sentireste di rinascere ed iniziare come metal band in questo periodo o preferite aver esordito nel contesto degli anni ’80?

(Gary):‘Secondo me non c’è alcuna differenza tra la scena attuale metal e quella della prima metà degli anni ’80 negli States, se non che non esiste più un vero e proprio movimento underground, visto che le band o spariscono dopo poco tempo o vengono buttate sul mercato, resistendo o commercializzandosi. A parte questo, però, mi sembra di vedere i medesimi ‘ruoli’: ci sono le formazioni che portano avanti un discorso musicale nel rock e nel metal coraggioso e valido, andando incontro alle consuete difficoltà che crea un certo tipo di music business e ci sono i ‘poser’ o le band create con un’ immagine ‘ad hoc’ per sfondare, soprattutto tra le schiere di ragazzini. Adesso sono i gruppi così detti ‘nu-metal’, come i Limp Bizkit, che creano motivi facilmente assimilabili, con ritmi che ti si stampano subito in testa e ti permettono anche di ballarli quasi fossi in una comune discoteca ed un abbigliamento ‘street’ a catalizzare l’attenzione dei media; una volta erano i Motley Crue, con loro modo di vestire glam ed eccessivo, l’atteggiamento da duri e donnaioli ad essere un vero e proprio culto. In pratica, non vedo differenze tra la band di Fred Durst ed i Faster Pussicat!’

A dire il vero, non mi sembra cambiato nemmeno il fatto che il periodo che favorisce il fiorire di ottimi album thrash, coincida con momenti di forte tensione sociale, anche a livello internazionale. Il parere che ci vogliano ‘tempi duri’ per fare ottima musica mi è stato dato da alcuni tuoi colleghi, primo fra tutti Mark Osegueda dei Death Angel; ti ritieni d’accordo?

(Gary):‘Pienamente d’accordo! Guarda che cosa sta succedendo in Iraq, per esempio. Quello che ha fatto l’amministrazione del mio paese per giustificare la guerra contro Saddam è in linea perfetta con un testo come quello di ‘Scar Splanged Banner’. Queste persone, che no ritengo assolutamente meritevoli di guidare il nostro paese, hanno fatto di tutto per giustificare, davanti al mondo, una guerra ideata per gli interessi economici di molte multinazionali e, con la scusa che Saddam Hussein è un dittatore feroce e che aiutava tacitamente il terrorismo, dopo anni che si erano disinteressati al Medio Oriente, ha scatenato una guerra. Attenzione, non voglio dire che Saddam non dovesse essere cacciato, anzi: era ora che lo levassero di mezzo! Il punto è che non posso giustificare il modo con cui si sia arrivati a questa soluzioni, calpestando il ruolo della comunità internazionale. Tutto ciò, però, non può non farmi essere vicino ai ragazzi che stanno combattendo e che sono morti in Iraq, perché loro erano là veramente per liberare quella gente; loro ci credevano! Era chi li ha mandati che ha ragionato solo con la calcolatrice ed i propri conti in banca!’

(Tom):‘Siamo così aggressivi nei confronti di Bush e della sua amministrazione, come con altre cose che vediamo accadere negli USA, perché, proprio come nel gioco di parole del titolo di ‘Scar..’, amiamo moltissimo il nostro paese e non vogliamo che accadano certe ingiustizie o che le persone chiamate a governarlo usino gli ideali e la buona fede della gente per fare i propri interessi, spesso tutt’altro che puliti!’

Una visione delle cose molto saggia ed al di là di prese di posizioni politiche a priori; non posso non ammirarla. Facendo, però, un passo indietro alla questione musicale, prima di chiudere l’intervista, volevo sapere se avete già deciso i piani per il tour di supporto a ‘Tempo Of The Damned’, tipo i paesi da toccare e le band che verranno con voi. Dopo quello che mi avete detto, mi sembra improbabile che ci sia qualche giovane formazione con cui vi piacerebbe dividere il palco.

(Tom):‘No, non sarei così drastico! E’ vero che non vedo molte formazioni, tra le nuove leve, che suscitino un interesse molto forte in me, ma ciò non significa che non li rispetti o che non dividerei il palco con loro. A dire il vero spero di suonare dovunque e mi va bene chiunque abbia entusiasmo nel salire sul palco e fare qualche festicciola dopo!(risate)’

(Gary):‘Personalmente io farei un tour con i The Haunted; grande band, ragazzi simpatici e grandi bevitori di birra! Che puoi volere di più?!?(ride)’

L’atmosfera, da voi, sembra essere molto rilassata, quindi devo intuire che i precedenti problemi avuti con Steve siano stati risolti?

(Gary):‘Per fortuna sì, visto che Steve è anche un amico, oltre che uno dei cardini degli Exodus! Circa 6 mesi fa c’era stata questa divisione causata dallo stile di vita che, in genere, io e qualche altro componente della band avevamo in tour ed il fatto che Steve volesse dedicare più tempo ai suoi figli e che non gli andasse di esagerare in certe cose, come alcool et cetera. Ad un certo punto, visto che, comunque, anche io mi ero accorto di aver preso un andazzo non certo salutare, siamo riusciti a ristabilire un equilibrio che tenesse conto delle esigenze di tutti ed abbiamo ristabilito quel feeling necessario per essere una band che funziona, il che significa essere anche amici e, di conseguenza, Steve è ancora con noi!’

Ragazzi, è stato un piacere parlare con voi, ma ora il nostro tempo è scaduto e posso solo chiudere con una domanda: a che film metteresti ‘Tempo Of The Damned’ come colonna sonora? Io ci vedrei un bel ‘Point Break’ di Katherine Bigelow.

(Tom):‘Ah sì, quello dei surfisti rapinatori! Direi che è una scelta azzeccata, sembra proprio una pellicola girata ascoltando un nostro album!’

(Gary):

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