Forever Slave – Recensione: Tales For Bad Girls

Una donna in abito bianco, che si trasforma nella livrea di un cigno, accompagnata da simboli di vita (un volo di farfalle che si alza dalle pieghe dell’abito) e di morte (cumuli di teschi e scheletri che macchiano il candore dell’abito). È un’immagine complessa quella che introduce il secondo album degli spagnoli Forever Slave, ma non casuale, e non solo perché la band è dedita a quel gothic metal con voce femminile che va tanto di moda adesso e che a volte usa immagini di questo tipo, ma anche per le tematiche dei singoli brani, che parlano principalmente di argomenti scomodi e per niente allegri come l’amore omosessuale (“My Girl”) o le malattie mortali (Kristin A.I.D.S.).

Musicalmente parlando, il discorso è abbastanza semplice. I Forever Slave suonano un genere che non gode mai di particolari sviluppi, e che per quanto riguarda questo album si equipara molto da vicino alle vocalità proposte da Lacuna Coil o Evanescence, quindi con una voce femminile piacevole ma che non ha particolari picchi di intensità o si particolarità a cui, in certi momenti, se ne aggiunge una maschile più dura, a volte in growl. Per quanto riguarda i brani, a parte il sottolineare la totale inutilità di un frammento strumentale come “Pulse”, la caratteristica principale è un’alternanza fra stili diversi, che vanno dalla modernità dei campionamenti vocali e strumentali (presenti ad esempio in “Gotihx Girl”, e sicuramente quella “x” non è lì per caso, e in “Our Story”) ad un uso di strumenti classici, come il bridge di piano all’interno di “Mar, No Te Vayas” e la seconda parte di “Kristin A.I.D.S.”, tutta basata sulle tastiere, per arrivare a un brano come “Afterlife” che addirittura si richiama al prog metal a causa dei continui cambi di tempo a cui è sottoposta. C’è quindi una certa varietà negli stili proposti, ma tutte cose che rimangono saldamente all’interno di un genere che ora come ora risulta sovraffollato e non offre particolari stimoli. È difficile quindi riuscire ad emergere da questo panorama, e i Forever Slave per ora non ci riescono, per quanto comunque le loro intenzioni siano buone e la produzione sia fatta in modo tale da insistere principalmente sulle due voci. A parte gli argomenti, per niente riposanti, il disco risulta quindi piacevole, ma niente di più.

Voto recensore
6
Etichetta: Wackern Records / Audioglobe

Anno: 2008

Tracklist: 01. Dickhead!
02. Say Good-Bye
03. Gothix Girls
04. Pulse
05. Kristin A.I.D.S.
06. Afterlife
07. Our Story
08. Mar, No Te Vayas
09. The Lovers
10. Larmes Et Roses
11. My Girl (She Loves Her)
12. Gasoline

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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