Tag: Melodic Metal

Laurenne/Louhimo – Recensione: The Reckoning

Chi l’avrebbe detto che una delle più grosse sorprese del 2021 sarebbe arrivata dalla collaborazione fra due signore dell’heavy metal finlandese come Netta Laurenne, leader degli Smackbound, e Noora Louhimo, vocalist dei Battlebeast? Ebbene sì, siamo a confermarvi che “The Reckogning”, pubblicato dalla nostrana Frontiers Music, è un...

Inner Stream – Recensione: Stain The Sea

Vedrà la luce il prossimo 16 luglio tramite Fronties Music “Stain The Sea”, l’album di debutto degli Inner Stream. Si tratta di un progetto musicale che amalgama all’interno della propria proposta diversi generi, partendo dal metal sinfonico fino all’elettronica, passando attraverso ispirazioni goth ed influenze nu metal. La...

Smackbound – Recensione: 20/20

Gli Smackbound sono una nuova metal band proveniente dalla Finlandia che ha preso vita nel 2015 per volontà della cantante ed attrice Netta Laurenne. Il suo nome potrebbe risultare familiare in quanto la metal singer ha collaborato in passato con nomi come Amorphis, Lordi, Black Sun e Elvenking....

Dynazty – Recensione: The Dark Delight

Prosegue la marcia solenne dei Dynazty nei piani alti del metal melodico: una materia che la band svedese interpreta da ormai dodici anni con grande senso della melodia e una magniloquenza capace di mettere in soggezione anche l’ascoltatore più audace. Una capacità di creare atmosfere che di per...

Serious Black – Recensioni: Suite 226

Suite 226 è il quarto album in studio dei Serious Black, band tedesco/americana alla cui formazione nel 2014 contribuì Roland Grapow (Helloween, Masterplan) e fronteggiata da Urban Breed, talentuoso cantante svedese che personalmente ho apprezzato sia a fianco dei suoi connazionali Bloodbound che con i bulgari Project Arcadia...

Sonata Artica – Recensione: Talviyö

Sul decimo e nuovo decimo album in studio dei decani del power metal Sonata Artica stanno piombando diverse critiche, più o meno sensate e costruttive. “Talviyö” (“notte d’inverno” in finlandese, scelto perché suonava bene ed era più particolare dell’uso dell’inglese) segue le tracce del precedente “The Ninth Hour”...