Sykofant – Recensione: Sykofant

Composti da Emil Moen (voce e chitarra), Per Semb (chitarra), Sindre Haugen (basso) e Melvin Treider (batteria), i Sykofant sono una prog-band norvegese basata ad Oslo e nata, in parte, dalle ceneri di una formazione dedita al thrash: naturale quindi che, almeno nelle premesse al debutto discografico, il loro stile sia per natura contaminato e pieno di contrasti, moderno ma allo stesso tempo riconoscente ai classici (Pink Floyd, King Crimson, Rush) che questa modernità talvolta indecifrabile hanno contribuito a plasmarla. Forte di un aspetto visuale molto intrigante, affidato ai colori dell’italiana Morena Bosiglau (“un’artista multidisciplinare autodidatta che predilige un approccio concettuale che nello stile e nella narrazione espressiva sono raramente lineari”), “Sykofant” è un viaggio di cinquantacinque minuti da gustare senza paraocchi e senza interruzioni, e che per la verità al principio confonde: i titoli dei file (fortunatamente non compressi) forniti per la recensione non coincidono con quelli riportati sull’album ed i suoni delle prime battute non sono così cristallini come una presentazione tanto accurata avrebbe fatto presagire… ma questi sono inciampini che non compromettono in alcun modo l’intera esperienza, né ovviamente condizionano il giudizio finale.

Archiviato il sapore rustico delle prime note, dunque, l’apertura di “Pavement Of Color” è sospesa tra languide note di basso, delicati colpi sui piatti e voci affastellate su quella di Emil. La prima cosa che salta all’orecchio è che, sotto questa calda copertina jazzy, c’è anche un’anima rock: le due chitarre sembrano infatti sempre pronte ad esplodere in occasione dei ritornelli, ed anche il cantato sa farsi all’occorrenza più vibrante, con un piglio che si potrebbe definire grunge. Dove invece si sente lo spirito più sperimentale è nelle incursioni strumentali, sempre in grado di mantenere un filo conduttore con la matrice rock: è il caso ad esempio degli assoli di chitarra, taglienti, ed anche di un certo groove ritmico che i suoni abbastanza morbidi smorzano solo in parte. Tra sei corde dal gusto hawaiano e pause afflitte da qualche fruscio di troppo, “Sykofant” è un tutt’uno di buona personalità e che coniuga bene la sua pulizia nordica con la voglia di spingersi oltre le durate radiofoniche e le barriere stilistiche: con i suoi episodi spesso superiori ai dieci minuti, l’album – anche disponibile in vinile – propone un’esperienza simile a quella di un viaggio vigile, nel quale gli ostacoli da superare sono dipinti con suoni più aspri e metallici.

Se i momenti più distesi fanno pensare a paesaggi sconfinati, nei quali è bellissimo perdersi lasciando i pensieri liberi di vagare, i momenti più heavy/rock (“Between Air And Water”) costringono ad una qualche forma di sabbiosa sopravvivenza (“Strangers”), rendendo l’avventura particolarmente imprevedibile durante i primi ascolti. Una volta assimilate le strutture, il disco pagherà qualcosa in termini di freschezza, questo è inevitabile, ed alcuni momenti “di rottura” perderanno la loro stessa ragione di vita, aggiungendo un valore trascurabile e qualche dubbio circa l’eccessiva estensione di alcuni episodi. Nonostante una longevità discontinua ed una presentazione che mantiene solo in parte le promesse, questo debutto dimostra però un’invidiabile maturità compositiva, evidente nei momenti di maggiore tensione: il fatto che i Sykofant riescano a mantenere viva l’attenzione, pur alle prese con una produzione del tutto lineare, descrive un quartetto nel quale la pura sostanza riveste – al momento – l’elemento più importante. La conseguenza di un approccio così rigido è che, in un disco dal carattere programmatico e che rappresenta soprattutto una dichiarazione d’intenti, si trascura un po’ il gusto per il dettaglio, per la soluzione ad effetto, per quel brano o quel ritornello furbo che avrebbero aiutato ad accompagnare nella memoria tutto il resto.

Sykofant” sceglie uno sviluppo integro ed orizzontale nel quale anche i sussulti ritmici hanno la sola funzione di preparare il ritorno alle pianure, a quei momenti interlocutori nei quali il loro rock si esprime con più calma e profondità (“Monuments Of Old”), lasciando intravedere una struttura chiara e lineare che rende l’esperienza adatta – perché no – ad un pubblico più vasto. Ispirato all’estetica fantascientifica e psichedelica degli anni settanta, senza trascurare la serialità televisiva americana (“Le Strade di San Francisco”, 1972), diretto a sondare gli intricati significati del tempo, dell’alienazione e del nostro rapporto con la natura, “Sykofant” è un album concettuale e complesso, funky ed energetico, ma allo stesso tempo prodotto con una semplicità acustica senza filtri che lo rende comprensibile, umanamente vicino. Ed anche se il bilanciamento tra songwriting, artwork italiano e ripartizione degli spunti creativi nel corso della scaletta non appare ancora del tutto maturo, il suo carattere spiccato e vibrante, orgogliosamente analogico, lo rende un ascolto interessante perché tra i suoi solchi c’è una bellezza fresca, che non aspetta altro che essere plasmata.

Etichetta: Sycophantastic Records

Anno: 2024

Tracklist: 01. Pavement Of Color 02. Between Air And Water 03. Monuments Of Old 04. Between The Moments 05. Strangers 06. Forgotten Paths
Sito Web: facebook.com/sykofant.band

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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