Sweet – Recensione: Fanny Adams

Il 26 aprile di 50 anni fa usciva un disco fra i più belli e rappresentativi della storia del glam rock, vero punto di svolta per la band che lo aveva prodotto. Un disco da considerarsi fra i più importanti della sua epoca, la cui influenza si estenderà fino alle generazioni successive. La band in questione è quella degli inglesi Sweet, il disco è “Fanny Adams”.

La band si forma nel decennio precedente, dall’incontro fra il cantante Brian Connolly e il batterista Steve Trucker, a cui si aggiungeranno il bassista Steve Priest e (dopo qualche altro aspirante al ruolo) il chitarrista Andy Scott, tutti musicisti di eccellente livello. La pubblicazione di alcuni singoli non porta al successo sperato; di conseguenza la band si affida alla scrittura di Nicky Chinn e Mike Chapman, coppia artistica che si legherà non solo ai primi successi degli Sweet, ma che scriverà una grande serie di brani di successo per buona parte della scena glam rock del tempo, con nomi quali Smokie, Suzi Quatro, Mud e via dicendo. Da lì in poi gli Sweet cominciano a macinare singoli di successo, col loro glam rock leggero e facile, autentica bubblegum music da teenager, che però non li soddisfa del tutto. Infatti se i brani di successo scritti da Chinn/Chapman hanno ottimi riscontri di vendite, quelli scritti dalla band si avvicinano molto di più a sonorità hard rock. Dopo il primo album, “Funny How Sweet Co-Co Can Be” del 1971, il rapporto fra la band e i due autori comincia a incrinarsi. L’esigenza artistica di andare verso sonorità più dure sfocerà, nel 1974, nel secondo album, “Fanny Adams”, titolo ispirato a una orribile vicenda di cronaca nera dell’Inghilterra vittoriana, che era diventato anche un modo di dire. Prodotto magnificamente da Phil Vainman negli Advision Studios di Londra e pubblicato per RCA, il disco è composto per la maggior parte dei pezzi dalla band, e si sente. La svolta hard rock è clamorosa nell’apertura di “Set Me Free”, con un inizio a stacchi di batteria degni di Ian Paice, un riff serratissimo e una linea vocale che guardano a “Flight Of The Rat” dei Deep Purple, per non parlare dei passaggi a chitarre armonizzate che tanto influenzeranno l’heavy metal da lì a venire. E poi lo straordinario uso dei cori che li ha sempre caratterizzati, l’immediatezza del ritornello… una grande apertura che è emblematica del nuovo corso della band e che verrà coverizzata da diversi artisti successivi (Saxon, Vince Neil, Heaten, Styper ecc.). Arriva poi “Heartbreak Today”, caratterizzata dal contrasto fra il massiccio riff hard blues e il cantato e il ritornello decisamente glam, nonché dal pregevole lavoro della chitarra di Scott. “No You Don’t”, cantata da Priest, è uno dei due brani ancora composti dal duo Chinn/Chapman, molto in linea però col mood generale del disco, con quella linea vocale quasi pre-punk, una struttura articolata ma potente e i soliti ritornelli corali e cantabili, mentre “Rebel Rouser” è un tirato r’n’r che guarda a Eddie Cochran in salsa glam. La cover “Peppermint Twist” di Joey Dee And The Starliters ci fa ripiombare prepotentemente negli anni ’60, anche se con il sound e l’energia che caratterizza tutto il lavoro. “Sweet F.A.”, la title track, è un brano estremamente articolato, dal potentissimo riff iniziale, parti vocali vagamente sguaiate e molto immediate, interventi di synth (suonati da Scott) e ampio sfogo virtuosistico da parte di tutti i musicisti, e “Restless” (anche qui alla voce troviamo Priest) è un hard swing dal ritornello al solito immediato e un pregevole assolo di chitarra. Chiudono il disco il solido e tirato hard rock di “In To The Night” (alla voce Scott), contrappuntato da cori vicini agli Uriah Heep, e l’altro brano scritto da Chinn/Chapman, lo sguaiato r’n’r “Ac-Dc”, con le sue belle parti di chitarra slide.

“Fanny Adams” avrà un ottimo riscontro di vendite, e costituirà la base per il lancio della seconda parte della carriera della band, ricca di successi clamorosi (impossibile non citare “Fox On The Run”, dal successivo, eccellente “Desolation Boulevard”), ma anche di una qualità artistica a tratti ondivaga, con cose ottime e altre non sempre all’altezza del loro nome. Gli anni ‘80 li vedranno dividersi per poi fare reunion parziali, arrivando addirittura a due formazioni che rivendicheranno lo storico nome. Negli anni successivi verranno a mancare Connolly, Trucker e infine Priest. Attualmente a portare avanti la band è il chitarrista Andy Scott (qualche anno fa erano anche passati dalle nostre parti e noi c’eravamo), con musicisti di buon livello che eseguono fedelmente i vecchi classici. Nulla però potrà eguagliare la carica di innovazione, energia, e felicità di scrittura del loro periodo storico, del quale “Fanny Adams” è certamente il vertice artistico. Da questo disco trarranno ispirazione una miriade di band successive, molte delle quali costituiranno l’ossatura della N.W.O.B.H.M. o del glam metal americano degli anni ’80. È e resterà un album fondamentale nella discografia di qualsiasi appassionato del grande rock nel suo periodo migliore.

Etichetta: RCA Records

Anno: 1974

Tracklist: 01. Set Me Free 02. Heartbreak Today 03. No You Don’t 04. Rebel Rouser 05. Peppermint Twist 06. Sweet F.A. 07. Restless 08. In To The Night 09. Ac-Dc
Sito Web: https://www.facebook.com/TheSweetOfficial

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