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Svart Crown – Recensione: Abreaction

“Abreaction” è il quarto album in studio dei nizzardi Svart Crown e primo sotto l’egida della prestigiosa Century Media Records. La band propone un death metal molto tecnico  con elementi black (anche doom, aggiungiamo) interessante e con numerosi spunti innovativi, tuttavia a nostro avviso ancora molto legato a un certo modo di intendere il genere e che ha già visto in esponenti come i Behemoth (ma c’è qualcosa anche dei primi Melechesh e dei God Dethroned) compagini più eclettiche e competitive.

Onestamente “Abreaction” non è un brutto disco, solo un poco inficiato da una certa ripetitività dei pezzi, che pur vari nei loro cambi di intenzione (dal procedere anthemico alle accelerazioni), in una visione d’insieme lasciano emergere similitudini l’uno con l’altro. La produzione, legata alle necessità di una release di metal estremo contemporaneo, ci sembra paradossalmente troppo artificiale e in parte smorza l’impatto delle canzoni.

Una volta chiari questi difetti, riconosciamo come “Abreaction” inanelli comunque una serie di brani ben costruiti, grazie al validissimo bagaglio tecnico dei musicisti coinvolti e ad alcune scelte stilistiche sulle quali speriamo che il gruppo voglia lavorare in futuro, poiché potrebbero rappresentare un qualcosa di caratteristico.

Parliamo dell’utilizzo di una sezione ritmica sui generis, in particolare dei tamburi e delle percussioni tribali che a volte vanno addirittura a sostituire la batteria creando un buon effetto sorpresa. A questo aggiungiamo il ricorso, ben diluito durante l’ascolto, di voce pulita (in ogni caso, quella di JB Le Bail è davvero potentissima), cupi cori monastici e sinistre melodie rituali/liturgiche.

Quanto basta per rendere pezzi come “Khimba Rites”, “Transsubstantiation” e “Nganda” esempi delle potenzialità di questo gruppo pur ancora derivativo, che non lesina la sperimentazione in “Tentacion”, un episodio debitore ad un certo dark-folk dal feeling western.

“Abreaction” odora un poco di occasione sprecata, ma la band mostra di possedere tutti i crismi per emergere dal coro. Oggi l’interesse di una major, domani (ci auguriamo), un lavoro da ricordare nel tempo.

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