Suzi Quatro – Recensione: Suzi Quatro

Il rock al femminile, si sa, troppo spesso non ha avuto la stessa considerazione di quello fatto dai colleghi di sesso maschile, anche se al giorno d’oggi il fatto di avere una donna alla voce o a qualche strumento, se non band composte totalmente da ragazze è un fatto ampiamente sdoganato. Non doveva essere così facile nei primi anni ‘70, periodo in cui le musiciste erano un po’ delle mosche bianche. È quindi del tutto ammirevole la grande determinazione in cui la allora giovanissima Suzi Quatro è riuscita a farsi strada in un ambiente potenzialmente non troppo favorevole.

Natia di Detroit in una famiglia di musicisti, Suzi inizia fin da piccola ad avere esperienze musicali e a formare una all female band con le sorelle, chiamata Pleasure Seekers.

È con il suo trasferimento in Inghilterra che inizia però la carriera per la quale è conosciuta. Col supporto fondamentale alla scrittura di molti dei brani di Nicky Cinn e Mike Chapman, autori fra l’altro anche di vari pezzi degli Sweet, e raccolta una band attorno a lei (oltre che cantante ha sempre ricoperto il ruolo di bassista), con Len Tuckey alla chitarra (diventerà suo marito), Alastair McKenzie alle tastiere e Dave Neal alla batteria, esordisce nel 1973 con un album omonimo.

La musica è un glam rock pieno di energia, a tratti sfociante nell’hard rock, dove Suzi spara al massimo la sua voce acuta ed aggressiva, con un’attitudine da vera rocker, incurante della giovane età e dell’appartenenza ad un sesso che solo i retrogradi possono definire “debole”. Infatti l’apertura affidata al selvaggio rock’n’roll di “48 Crash”, suonato con gran tiro, cantato con sfrontatezza e caratterizzato da ritornelli e cori immediatamente memorizzabili, oltre ad essere un manifesto sonoro per la nostra diventerà anche uno dei suoi maggiori successi.

Ma tutto l’album prosegue con tali caratteristiche, a partire dall’hard rock di “Glycerine Queen”, della cavalcata r’n’r “Shine My Machine”, il divertente glam rock di “Official Suburbian Superman” o la tribale “Primitive Love”. Se “Skin Tight Skin” ha atmosfere più dilatate, “Get Back Mama” ha un tiro degno degli Status Quo, con tanto di assolo di basso. Un discorso a parte merita “Can The Can”, introdotta da una batteria martellante che introduce un serrato riff r’n’r e Suzi che urla un ritornello impossibile da non far restare stampato nella mente, un brano che sarà un altro grandissimo successo.

Non mancano alcune cover vitaminizzate, quali “I Wanna Be Your Man” della coppia Lennon – McCartney, il classico “Shakin’All Over” e soprattutto “All Shook Up” del suo idolo Elvis Presley, che diventerà anche un singolo di successo.

Un album semplice, diretto e trascinante, ricco di hits, che resta uno dei migliori della discografia dell’artista americana.

Protagonista di un successo enorme (più all’estero che in patria) con decine di milioni di dischi venduti, di una carriere musicale, almeno nella sua prima parte, di qualità indiscutibile, e di comparsate televisive di successo (la Leather Tuscadero del telefilm Happy Days), Suzi Quatro, ancora orgogliosamente in giro, ha fra i suoi meriti, anche quello di aver rappresentato un’enorme influenza per generazioni successive di musiciste (le di poco successive Runaways di Joan Jett e Lita Ford, tanto per dire), di essere fra le primissime a fare rock duro con quel livello di successo e a capo, lei, una minuta ragazzina, di una band di uomini, il tutto sempre a testa alta e senza dover rendere conto a nessuno. Oltre ad essere una grande musicista, un esempio di determinazione ed emancipazione che ha precorso i tempi.

Etichetta: Rak Records

Anno: 1973

Tracklist: 01. 48 Crash 02. Glycerine Queen 03. Shine My Machine 04. Official Suburbian Superman 05. I Wanna Be Your Man 06. Primitive Love 07. All Shook Up 08. Sticks & Stones 09. Skin Tight Skin 10. Get Back Mama 11. Shakin’All Over 12. Can The Can
Sito Web: https://www.facebook.com/Suziquatrorocks

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Lele

    Chinn e Chapman scrivevano le canzoni per gli Sweet, i Mud e S. Quatro NON per gli Slade che se li scrivevano da soli.

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