Born From Pain – Recensione: Survival

Non sarebbe ragionevole aspettarsi dai Born From Pain nulla di più che un onesto album di hardcore miscelato con il metal. Ed infatti la band ci consegna un lavoro su coordinate assolutamente prevedibili che punta tutto sull’impatto delle ritmiche e l’immediatezza dei cori. Molti tempi rocciosi regalano una positiva sensazioni di solidità e i tanti passaggi melodici di chitarra sfuggono la monotonia aggiungendo varietà. Poche storie, la band olandese ci sa fare sul serio con il suono scelto e trovare appigli per critiche formali è praticamente impossibile. Difficile immaginarsi di meglio quando si tratta di gestire gli standard del metal core (Hatebreed of course) ed abbinarli ad una più elaborata struttura death-thrash (ci vengono in mente a tratti Sepultura e Kreator, ma di assoli “seri” non se ne parla nemmeno per scherzo). Altrettanto indiscutibilmente sono lontani mille miglia dal suonare qualcosa di anche minimamente particolare e purtroppo non basta essere ottimi artigiani per creare grandi opere. Una durata totale molto scarsa (appena trentaquattro minuti) aiuta a non stancarsi durante l’ascolto, ma allo stesso tempo insegna che quando si hanno poche idee è meglio non tirare troppo per le lunghe. Born From Pain: una band concisa ed efficace che non potrà che piacere agli appassionati seguaci del genere proposto. Per tutti gli altri non ci metteremmo la mano sul fuoco.

Voto recensore
6
Etichetta: Metal Blade / Audioglobe

Anno: 2008

Tracklist:

01. Sound Of Survival

02. State Of Mind

03. Sons Of A Dying World

04. The Wolves Are Loose

05. Never Die

06. Final Collapse

07. Endgame

08. Zeitgeist

09. The Hydra

10. Zero Hour

11. Under False Flag


Sito Web: http://www.myspace.com/bornfrompain

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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