Elegy – Recensione: Supremacy

Nel 1993 Ed Warby lasciò il posto dietro al drumkit (per entrare nei Gorefest) a Dirk Bruinenberg che diverrà a tutti gli effetti il batterista degli Elegy fino al loro stato di stand-by che prosegue ormai da qualche anno. Con l’ulteriore innesto del chitarrista Gilbert Pot l’anno seguente vide la luce “Supremacy” un lavoro più “prodotto”, controllato e con meno mordente che ebbe comunque un successo impressionante soprattutto in Giappone ed una distribuzione decisamente più capillare da parte della T&T (al quale comunque non seguirono molte date live).

L’opener “Windows Of The World” riapre in piena velocità come si era chiuso il primo album ma è dalla traccia successiva “Angels Grace” che il tutto si ammanta di prog con situazioni stilistiche sufficientemente differenziate; piace la dinamica e variegata ritmicamente “Circles In The Sand” con un Hovinga mai così aggressivo e soprattutto intento ad arginare la coppia di chitarristi indiavolata. Questo secondo lavoro fu quello che diede ancor più visibilità alla band olandese anche se a distanza di tempo ci sembra il classico album mediamente buono ma con poco appeal; a voi decidere se recuperarlo o meno

Voto recensore
6
Etichetta: T&T / Metal Mind Prod.

Anno: 1994

Tracklist: 01. Windows Of The World
02. Angels Grace
03. Poisoned Heart
04. Lust For Life
05. Anouk
06. Circles In The Sand
07. Darkest Night
08. Close Your Eyes
09. Supremacy
10. Erase Me

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

3 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. luci di ferro

    Supremacy degli Elegy è un super capolavoro, non sono d’accordo con il recensore, il voto troppo basso non merita 6 ma molto molto di più, è un album bellissimo il vero valore espresso in voto è 9,5.

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  2. Stefano

    6 è ingeneroso.
    Ricordo una recensione della rivista Metal Shock che promuoveva e osannava questo disco con grande enfasi.
    Lo acquistai e lo consumai in pochi mesi.

    Reply
  3. Gabriele Sottile

    chiunque assegni la sufficienza a questo disco, sarebbe capace di stroncare pure le sonate per piano di Beethoven. Li fate i test psico attitudinali ai recensori?

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