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Summer Breeze Open Air 2022: Live Report e foto del Day 5

Ci siamo, è l’ultimo giorno, l’edizione nimero venticinque del Summer Breeze sta per chiudersi. La giornata sarà piena di emozioni, sia musicali che personali, e prima di rimettersi in viaggio le cose da raccontare saranno ancora molte. Anche l’ultima notte di pioggia e freddo viene archiviata, si preparano un po’ di masserizie in previsione della partenza notturna, e si va a fare colazione nei pressi del Flicken Party Stage, ora silenzioso, nelle cui vicinanze si esibisce una banda in costumi settecenteschi per allietare con grabo il risveglio dei metal heads.

CRISIX

Si inizia a metà mattina con gli spagnoli Crisix, che portano sul palco il loro slogan, “World needs mosh” e un thrash metal di stampo classico, piacevole perché mai eccessivo.

A questo punto il racconto del festival subisce una battuta di arresto di oltre tre ore. Con i Crisix non è neanche mezzogiorno, il prossimo concerto di cui parleremo sarà quello dei Dark Funeral alle quattro di pomeriggio. Nel frattempo succede che, dopo avere terminato le foto alla band spagnola, non trovo più il mio zaino fotografico, che era riposto insieme a quelli degli altri colleghi in un’area in cui possono andare solo fotografi e addetti alla security. Lo zaino, per inciso, conteneva tutto: portafoglio, cellulare, chiave del lucchetto della tenda, schede di memoria con tutte le foto dei giorni precedenti. Giusto un po’ in panico mi rivolgo alla security e trascorro le tre ore successive al posto di polizia situato ai margini dell’area concerti per denunciare la scomparsa dello zaino e del suo contenuto. Fatto questo, torno in area stampa, in tempo per essere accolta dal temporale più violento delle due giornate di pioggia, spiego a un paio di colleghi cosa fosse successo, quando, per puro caso, sotto un tavolo dell’area stampa trovo proprio il mio zaino. Lo apro, contiene tutto quello che ci doveva essere. A oggi l’unica soluzione che ho trovato è che qualche altro fotografo lo avesse preso per sbaglio, anche se nessuno si è palesato per farlo presente; tra l’altro, visto che nell’area stampa c’erano sempre alcuni membri dello staff per dare assistenza, forse sarebbe stato meglio affidarlo a loro invece che buttarlo sotto un tavolo a infangarsi. Comunque, incidente chiuso nel migliore dei modi, si torna a vedere concerti.

DARK FUNERAL

I Dark Funeral si esibiscono a metà pomeriggio, in un’atmosfera che stride abbastanza con l’orario, poco compatibile con lo stile proposto. Nel programma iniziale, infatti, la band si sarebbe dovuta esibire verso mezzanotte, ma per evitare sovrapposizioni con altri impegni, il loro seti viene anticipato, a favore di quello degli Heaven Shall Burn. Nemmeno questo però sembra scalfire la loro attitudine e il loro black metal old school, che viene schiaffato in faccia ai presenti con la stessa forza del vento artico.

PRIMAL FEAR

Ralf Scheepers, cantante dei Primal Fear, è una sorta di Mastro Lindo palestrato, simpatico e sempre sorridente. Dà l’impressione di essere un tipo da compagnia, uno di quelli con la battuta sempre pronta. Ebbene, oggi Ralf Scheepers ha pianto sul palco. Alla fine di un buon live, composto quasi tutto da brani nuovi (mancano inni anthemici come “Fighting The Darkness” e “Seven Seals”, pazienza), sul palco si palesa uno pseudo settantenne dall’andatura precaria, a cui non è sufficiente un bastone per deambulare bene. Non è un anziano parente, però, abbiamo di fronte Mat Sinner che, gravemente ammalato, non riesce a esibirsi insieme ai suoi compagni, ma appare solo per fare i cori (un paio di ottave sotto a Scheepers) su “Metal Is Forever”. Ora, per quanto il bassista che lo sostituisce abbia dimostrato di possedere le carte in regola per prendere il suo posto sul palco, è difficile essere sostituiti nel cuore dei fan e nel resto della band. Scheepers, visibilmente commosso, si volta da una parte per cercare di nascondersi, ma è chiaro cosa stia facendo (anche se sembra che Sinner, stando a quanto scrive sui social, stia meglio e sia in recupero). L’applauso che scaturisce dal pubblico è spontaneo e altrettanto commosso. Forza Mat, siamo tutti con te.

BENEDICTION

Si rimane sotto al T-Stage e si assiste a un cambio drastico di genere. Era dal Gods Of Metal 2001 che non assistevamo a un concerto dei Beneditcion ma, a dispetto del tempo trascorso, la forza che scaturisce dalla band è sempre la stessa. Dave Ingram, che all’epoca del concerto al Palavobis non faceva parte della band, si rivela un frontman di prim’ordine, capace di trascinare tutti i presenti e il resto del gruppo in un vortice dinamico e ammaliante.

BLIND GUARDIAN

Niente di strano in effetti, ma complice anche una situazione meteorologica ideale, quella dei Blind Guardian è di gran lunga l’esibizione con l’afflusso maggiore di pubblico di tutto il festival. Il colpo d’occhio dato da tutto lo spazio attorno al Main Stage letteralmente invaso di fan che conoscono a memoria i brani della band è qualcosa che sarà difficile dimenticare. A parte questo, l’esibizione dei Bardi tedeschi è molto simile a quella a cui abbiamo assistito in Italia in occasione del Rock The Castle, grazie all’esibizione per intero di “Somewhere Far Beyond”. L’unica differenza riguarda l’aggiunta di “Time Stands Still (At The Iron Hill)” come primo bis. La differenza con l’esibizione italiana, comunque impeccabile, dipende solo da una presenza così consistente di un pubblico ancora più partecipe, che di conseguenza carica ancora di puù la band e rende la loro esibizione ancora più memorabile del solito.

COMBICHRIST

Cala la sera, torna il freddo (non la pioggia, però), e si a vvicina il momento di lasciare le terre tedesche. Questo, però, non prima di avere assistito ad altre due esibizioni sul T-Stage. Si inizia con i Combichrist, duri e irreprensibili nel loro stile unico.

CYPECORE

Chiudiamo questa lunga panoramica con i Cypecore, band tedesca che basa i suoi lavori su immaginari futuristici e distopici; con una setlist distribuita in modo equilibrato fra gli album “Identity” e “The Alliance” la band si comporta in modo impeccabile e trova nel buio circostante l’ambientazione giusta per esprimersi al meglio.

Il nostro approccio con il Summer Breeze termina mentre, avviandoci verso il campeggio vip per smontare la tenda e partire, sentiamo i J.B.O. infiammare gli animi con i loro ritmi allegri e i loro volumi spropositati, tipici delle apparizioni consuete ai festival tedeschi. Un festival di conferme e scoperte, funestato da maltempo e altro, che comunque lascia un’impressione generale positiva per la grande qualità delle band proposte. L’edizione del ritorno alla normalità è stata segnata anche da un notevole aumento dei prezzi di cibo e bevande, nonché ad alcune carenze organizzative. Ci auguriamo che a breve anche questo festival, a cui la redazione ha partecipato più volte, torni ai fasti a cui siamo abituati.

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