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Suffocation: Live Report della data di Roma

Trittico di band all’insegna dello “Stay Brutal” all’Alpheus di Roma.

Aprono i Sudden Death, quartetto italiano fortemente debitore del brutal americano ma che si fa particolarmente notare per qualità tecniche che emergono in alcuni stacchi improvvisi e in parti rallentate decisamente di spessore. Le canzoni proposte arrivano dal recente debut _’Injection Of Hate’ e riescono a lasciare una buona impressione della band.

A seguire gli Undertakers che si confermano una delle migliori realta’ del panorama underground italiano. Ritmiche serrate e un growl da far invidia a chiunque sono gli eterni marchi di fabbrica di questa band che meriterebbe altre platee e che rappresenta il modo migliore per aprire la strada agli headliner della serata.

I Suffocation, dopo aver assistito partecipi allo show delle due band precedenti in mezzo al pubblico (con cui hanno scambiato innumerevoli foto e autografi), salgono sul palco e dimostrano subito il perché il loro come-back fosse così atteso. Al terzo brano, ‘Effigy Of The Forgotten’ dall’omonimo album, già il quadro della situazione si fa ben definito: una macchina da guerra in grado di inanellare riff su riff senza soluzione di continuità, un muro di suono imperforabile sorretto dall’incredibile drumming di Mike Smith e su cui si poggia la “voce” di Frank Mullen. Un Mullen insolitamente loquace, che elenca le bellezze culinarie e CULinarie italiane, sciorinando una sfilza di donne (mogli, compagne e fidanzate) di origini tricolori.

Ed è una vera e propria festa death metal quella che si presenta di fronte agli occhi del nutrito pubblico: la scaletta è incentrata sui brani dell’ultimo, controverso ‘Souls To Deny’, tra cui ricordiamo ‘Deceit’ (dalla speciale dedica a tutte le “ex”) e ‘Surgery Of Impalement’, ed è doveroso sottolineare la vivacità dei presenti, che arrivano addirittura a salire sul palco, chi per un puntuale intervento sulle vocals insieme a Mullen, chi invece stazionando a lungo in maniera quasi imbarazzante e con improbabili gesti, fra gli sguardi a metà tra l’attonito e il divertito dellla band. Non mancìano ovviamente estratti dalle precedenti e seminali fatiche, tra cui spiccano anche le title-track di ‘Breeding The Spawn’ e quella di ‘Pierced From Within’, con quest’ultima che chiude la prima parte dello show.

Una breve pausa e poi la band torna sul palco per una manciata di pezzi, tra cui ricordiamo una tellurica ‘Despise The Sun’ , che chiudono una serata che non ha fatto altro che confermare un deciso ritorno, se non su disco almeno dal vivo, di una formazione che ha fatto la storia.

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