Suffocation + The Black Dahlia Murder + Remnants Of Suffering: Live Report della data di Lindau (Germania)

L’annuncio della data italiana dei The Black Dahlia Murder coincide con una grandissima imprecazione per il sottoscritto, in quanto l’undici agosto sarò al 99% impegnato e non  potevo accettare il fatto di non vedermi una delle mie band preferite dal vivo. Poi casualmente vengo a scoprire che a fine giugno sarebbero stati impegnati in un mini tour tedesco insieme ai Suffocation, con una data relativamente vicina a casa: solo cinque ore di macchina. Impossibile non organizzarmi per assisterli insieme alle leggende death metal americane! Così in largo anticipo incastro tutti i miei impegni per avere la settimana libera, partecipando a quello che finora ritengo il concerto migliore dell’anno. Il tutto è stato condito da una venue assolutamente fantastica, il Club Vaudeville di Lindau, che oltre a essere un locale storico dell’intera Germania si è reso protagonista di una gigantesca disponibilità e con after-show memorabile.

REMNANTS OF SUFFERING

Il primo gruppo ad aprire sono di casa, proprio di Lindau, e vengono accolti da un timido pubblico intento ad applaudire ma senza esagerare. Hanno pubblicato un EP poco tempo fa chiamato “Drown” e sul palco si nota la loro emozione e, soprattutto, la poca esperienza. Ciò non significa che non siano stati in grado di suonare bene e in modo preciso, ma sono stati statici e quasi impauriti ad incitare il pubblico. La loro proposta è di un death metal tecnico con qualche inclinazione al thrash teutonico, genere che va molto in Germania. Dan alla voce confeziona una bella performance, ma si è visto per tutta la durata del concerto che non ha voluto osare come frontman, sicuramente con l’esperienza tutti questi aspetti verranno limati e perfezionati. Colgono l’occasione per presentare anche dei brani nuovi, infatti la scaletta sarà divisa in due parti: la prima in cui suoneranno per intero l’E.P. e la seconda con tre nuove canzoni. Forse anche questo aspetto non ha giovato a convogliare il pubblico, di sicuro quello che emerso dalla loro esibizione è che hanno un’ottima tecnica, una buona proposta moderna e contemporanea cui manca solo un po’ più di aggressività sul palco. Quel che è certo è che hanno scaldato bene gli animi in attesa delle prossime due band.

Setlist:

01- Monatophobia
02- House of God
03- Drown
04- Remnants
05- False Idol
06- Erased

THE BLACK DAHLIA MURDER

Non vi nego l’emozione nel sapere che nonostante tutto non abbiano mollato, ma anzi continuino con un nuovo album in uscita a breve e facendo rientrare un chitarrista mostruoso come Ryan Knight al posto di Brian, ora concentrato dietro al microfono ereditando il pesantissimo ruolo di Trevor. Poter essere anche minimamente paragonabile a lui sarebbe un lusso, e prima di raggiungere quei livelli passeranno anni, ma ciò non significa che Brian non ci metta tutto l’impegno possibile e immaginabile sul palco, facendolo capire già con la prima traccia della serata, “Verminous”. Il palco si tinge di verde, il fumo copre piedi e gambe degli americani e lo squittio dei ratti ci accoglie nel loro set. I suoni in seconda fila sono esagerati, perfetti: alti ma non distorti, bassi presenti ma non invadenti e la batteria di Alan si allinea con il resto del gruppo. Dal verde passiamo al blu con “What A Horrible Night To Have A Curse”, una delle canzoni simbolo dei The Black Dahlia Murder, che ci viene sparata a mille, con una tiepida risposta dei presenti. Infatti a malapena si possono sentire gli applausi tra un brano e l’altro, tipica reazione del pubblico tedesco e unico elemento che stona. Dal blu si prosegue col rosso di “Kings Of The Nightworld”, prima di passare all’esecuzione del nuovo singolo, “Aftermath”, che dal vivo, posso garantirvi, ha un impatto ancora più forte rispetto a quanto ascoltato su Tidal.
Ci saranno un paio di momenti salienti durante il loro set di poco più di un’ora. Il primo arriva proprio in questo momento! Ci regalano un’inaspettata “Carbonized In Cruciform”, che in passato non ho mai avuto il piacere di ascoltare, seguita dall’intramontabile “Statutory Ape” e la mascotte (la scimmia con la tutina rossa da palestra, nda) che si palesa al pubblico prima sul palco e poi in mezzo al gruppetto di mosher che si è pian piano creato di canzone in canzone.
Dopo la simpatica messa in scena si continua a suon di sberle grazie a singoli come “Everything Went Black” o “Nightbringers”, prima di salutarci con un tris devastante finale: “Miasma”, “I Will Return” e la definitiva “Deathmask Divine”. Poche parole da parte di Brian durante il concerto, se non i classici ringraziamenti vari e una partecipazione del pubblico solo verso la fine del set con diversi circle pit spinti dalla band.

I suoni sono stati perfetti, precisione della band come al solito certosina e l’unico vero aspetto sul quale si può migliorare è l’attitudine sul palco di Brian. Ma come detto in precedenza, deve prima fare tantissima pratica per sentirsi il padrone sullo stage. Il risultato di stasera però è super incoraggiante, perché dimostra come nonostante una perdita fondamentale nell’assetto di una band si possa dare continuità al progetto senza snaturarlo o senza diventare la parodia di sé stessi. Il voto potrebbe essere più alto, teniamo anche conto della freddezza del pubblico che non ha aiutato la band ad essere pazza come l’ho sempre vista da noi in Italia, e di una scaletta che potrebbe toccare dischi che non vengono più portati dal vivo. 

Setlist:

01- Verminous
02- What A Horrible Night To Have A Curse
03- Kings Of The Nightworld
04- Aftermath
05- Sunless Empire
06- Carbonized In Cruciform
07- Statutory Ape
08- On Stirring Seas Of Salted Blood
09- Everything Went Black
10- Nightbringers
11- Miasma
12- I Will Return
13- Deathmask Divine

SUFFOCATION

I Suffocation, almeno in Germania, hanno un seguito nato fin dagli albori della loro storia. Non a caso nei loro tour il paese teutonico svolge sempre un ruolo chiave per le icone del death metal americano. E questo protagonismo lo si può notare sia dall’affluenza, con un Club Vaudeville quasi al completo, sia dalla presenza di tantissimi ragazzi, e per mia sorpresa ragazze, giovani. Il pubblico femminile infatti coprirà quasi la metà delle presenze sia sotto palco, sia nel pit durante il concerto, cosa che non mi è mai capitata di osservare nei concerti italiani di questo genere. 
Per il resto poi andrò ad osservare quasi una copia di quanto visto pochi mesi fa al Legend Club di Milano (QUI il nostro Live Report), con una scaletta praticamente identica, ma senza la spinta emotiva che solo noi italiani sappiamo regalare alle band straniere. 
Da un punto di vista scenografico il set è ancor più minimale di quanto visto con i TBDM poco prima, infatti gli effetti luce e il fumo sono ridotti all’osso, ma non per questo meno d’impatto; quello che invece mi balza subito all’occhio è la stanchezza dei Suffocation, non tanto come propositività nel stare sul palco ma proprio come movimenti vari e un Ricky Meyers un attimino sotto tono.
Ciò, ripeto, non influisce assolutamente sull’efficacia finale della loro musica sui presenti, che iniziano fin da subito con qualche spintone e circle pit. “Seraphin Enslaved”, “Thrones Of Blood” e “Jesus Wept” sono i tre brani che ci danno il benvenuto in questa calda giornata tedesca sulle rive del Lago di Costanza. Come al solito i livelli audio sono davvero perfetti, come poche volte da noi ho potuto ascoltare, mentre i tedeschi sono concentrati a bere birra. La manina birichina, che mi ha sempre fatto morire vedere dal vivo, da parte di Meyers viene mostrata meno rispetto a come sono abituato, forse per il solito discorso che in Germania il pubblico è un po’ meno accogliente, ma comunque quando salta fuori detta legge e tempistiche per tutti. Non mancano ovviamente: “Pierced Within”, “Funeral Inception” o dall’ultimo album “Hymns From The Apocrypha”. Anche loro parlano poco, molto meno rispetto a quanto ho ascoltato a Milano, con i Suffocation più concentrati che mai a suonare. Il tris conclusivo viene sempre lasciato ai loro cavalli di battaglia come “Catatonia”, “Liege Of Inveracity” e “Infecting The Crypts”, che salutano il pubblico germanico. Come al solito concerto pesante e preciso, ma non coinvolgente come in Italia. 

Setlist:

01- Seraphin Enslaved
02- Thrones Of Blood
03- Jesus Wept
04- Dim Veil Of Obscurity
05- Pierced From Within
06- Perpetual Deception
07- Funeral Inception
08- Hymns From The Apocrypha
09- Breeding The Spawn
10- Catatonia
11- Liege Of Inveracity
12- Infecting The Crypts

Arriviamo quindi alle conclusioni di questo concerto all’estero: dopo tanti anni torno in Germania per una sana serata di metal e le differenze con il nostro paese sono tante, alcune evidenti altre meno. Innanzitutto togliamo subito il dubbio sul costo del merch: stesso prezzo che da noi. Tolti i 50euro degli Slaughter To Prevail, si viaggia tra i 30 ed i 40 in base al modello. 
Il costo del biglietto è pressoché identico, quindi almeno dal punto di vista dei cosiddetti “costi fissi” non siamo così diversi. Allora cosa cambia? Partiamo con quelli positivi. La nostra accoglienza come spettatori non ha eguali, e ha un peso non indifferente sul risultato finale del concerto ma soprattutto su come le band siano trascinate dal nostro entusiasmo. Parlo del pogo, dei cori durante gli assoli più melodici e del battere le mani a tempo nei momenti più ritmati senza essere guidati prima dalla band. Questo calore si trasforma con il gruppo in questione che è super lanciato sul palco, infatti io non ho mai visto i TBDM così diplomatici dal vivo.
Gli aspetti negativi sono sostanzialmente due. Ogni volta che prendo l’auto per andare a vedere un concerto da noi prego qualsiasi divinità per poter avere un soundcheck decente, non pretendo il miracolo ma per lo meno comprensibile. Quasi metà dei concerti che ho visto nell’ultimo anno hanno un audio assolutamente indecoroso, al contrario di quanto ho SEMPRE ascoltato all’estero, specialmente in Germania. L’audio è sempre tirato a lucido sin dalla prima band, dando loro il giusto rispetto come persone e non semplicemente usate come test per migliorare la situazione man mano che la serata prosegue. Il Rispetto si ripercuote al pubblico pagante, perché il concerto non è solo poter ammirare i tuoi beniamini sul palco, ma è anche ascoltare la musica che ami in modo adeguato, e non capisco quale sia il problema che abbiamo noi con questo aspetto. Il Club Vaudeville non è tanto più grande di uno Slaughter Club, ma a Paderno non ho mai ascoltato un concerto così bene se non in una sola occasione: Gaahls Wyrd. Secondo e ultimo aspetto, non meno importante per chi partecipa, è il costo del bar. Birra media tre euro, grande quattro e non solo qui in un club piccolo come a Lindau, ho trovato gli stessi prezzi al Backstage Club di Monaco o all’Huxleys Neue Welt a Berlino che è più grande dell’Alcatraz di Milano. 

Questa mia escursione era anche la scusa per capire come stesse andando l’estero a livello di concerti, vista la mia lunga assenza dalla Germania, e non è cambiata di molto perché la musica si vive e la si fa vivere in modo completamente diverso (in meglio).

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  1. Shui

    Bella recensione, saluti da Shui

    Reply

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