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Stratovarius & Hammerfall: Live Report della data di Milano

Un tour all’insegna del power metal d’autore quello organizzato a favore dei fan delle due big band Hammerfall e Stratovarius, che sicuramente ha fatto rivivere, per tutti gli appassionati del genere, il periodo d’oro di fine anni ’90, quando tutti gli album che uscivano venivano incensati dalla critica.

In occasione della discesa italiana suonano a Milano, come headliner, gli Stratovarius, ma in realtà, come precisato, entrambe le band sono da considerarsi quali capofila della serata.

Le danze vengono aperte dagli svizzeri Shakra di fronte ad un Alcatraz già discretamente affollato.

La band sfoggia, in mezzora circa di esibizione, sette pezzi, principalmente estratti dagli ultimi due album usciti, ossia ‘Rising’ e la più recente release ‘Fall’. L’hard rock robusto e trascinante dei nostri sembra far breccia sulle prime file degli astanti mentre la maggioranza del pubblico segue con non eccessiva attenzione il concerto del gruppo.

Gli Shakra però donano davvero un ottimo momento di hard rock melodico grazie all’energia di song come ‘Chains Of Temptation’ o ‘Take Me Now’ (da ‘Fall’) oppure le favolose ‘Now Or Never’ e soprattutto ‘Rising High’ (da ‘Rising’), pezzo che chiude nel migliore di modi lo show della band di supporto.

Dal vivo i nostri dimostrano di avere ottime carte e di saper tenere egregiamente il palco, anche nella situazione non certo favorevole di guest in parte fuori luogo (probabilmente non molti conoscevano gli Shakra in questa serata…); nonostante le difficoltà il singer Mark Fox e gli altri membri della band hanno scorrazzato per tutto il palco cercando di coinvolgere al massimo l’audience, grazie anche ad un suono decente che ha permesso di ascoltare in modo dignitoso i brani della band.

Pochi minuti dopo la fine dell’esibizione degli Shakra la “febbre” comincia a salire perché i fan degli Hammerfall iniziano a stiparsi sotto al palco, ansiosi di poter vedere i loro beniamini in uno show che spazzi via il disonore subito dai nostri in quel del Gods Of Metal, in cui il gruppo svedese, nonostante la notorietà acquisita, fu costretto a suonare in mattinata per soli 45 minuti.

Questo particolare non è certo sfuggito agli Hammerfall… ed infatti, durante il concerto, Joacim Cans (cantante della band) ha fatto presente che in questa occasione gli Hammerfal non si sarebbero esibiti per 45 minuti scarsi sotto il sole del mattino, come per l’ultimo Gods of Metal di Bologna.

Il concerto degli Hammerfall è un ottimo circo di heavy metal melodico, che sforna il meglio delle carte a disposizione di band di questo genere, partendo da esplosioni di luci di ogni tipo e foggia.

I musicisti, tranne Cans e Johannson, sono ricoperti di vestiti in lamine lucenti e la scenografia riporta subito alla copertina dell’ultimo album uscito, ‘Chapter V…’, presentando diverse parti di materiale che vuol imitare i blocchi di ghiaccio illustrati sulla copertina della release.

Con questo concerto gli Hammerfal riconfermano tutta la maturità acquisita nel tempo, con gli anni, sciorinando un’esibizione che riesce veramente a colpire nel profondo gli animi dei fan accorsi numerosissimi.

La triade iniziale di song, ‘Secrets’, ‘Riders Of The Storm’ e ‘Renegade’ (introdotta dal rombare scoppiettante di motociclette) convince tutti. Di certo lo spettacolo offerto dagli Hammerfall non pone come cardini di importanza la tecnica ma l’intrattenimento all’insegna di riffoni di chitarra facilmente memorizzabili, luci sfavillanti e cori che si “fanno cantare” immediatamente.

Se ‘Let The Hammer Fall’ colpisce per pesantezza e per il ritmo che riesce a trasmettere (è stupefacente come questo pezzo risulti poco interessante da studio e notevolissimo in sede live) è con ‘Hammerfall’ che l’audience esplode, grazie alla dedica speciale che Joacim rivolge verso i fan italiani. Unici momenti di buon livello tecnico sono legati agli assoli del chitarrista, Stefan Elgrem, che infiammano a dovere il pubblico.

Anche gli altri membri della band si ritagliano dei momenti di virtuosismo, come testimonia l’assolo di basso di Magnus Rosen… che però, purtroppo, si presenta decisamente insignificante e largamente evitabile.

Anche l’assolo di batteria di Anders Johannson non verrà certamente ricordato negli annali ma per lo meno, con trovate simpatiche tipo l’uso dei tom per riproporre il motivo principale di ‘Run To The Hills’ degli Iron Maiden, riesce a risultare simpatico e non noioso.

Da segnalare ancora, per questo bel concerto, l’esecuzione di ‘Legend Reborn’, che come afferma Joacim, non è stata spesso suonata nel corso del tour.

Il finale dello show è semplicemente esplosivo con la band che viene richiamata a gran voce dal pubblico per eseguire la triade finale, composta da ‘Blood Bound’, ‘Templars Of Steel’ (cantata in coro da tutto il pubblico) e l’ottima ‘Hearts On Fire’.

Si segnala ancora la discesa, in occasione degli ultimi pezzi, sul palco, di un enorme martello, simbolo del gruppo svedese, che nasconde nella sua anima un fascio di faretti, che per alcuni minuti illumineranno Oscar Dronjak, intento a dispensare pennate sulle corde della sua chitarra.

Finisce in una baraonda scoppiettante ed illuminata a giorno lo show degli Hammerfall, che si confermano come un’ottima band di heavy metal melodico che dal vivo riesce a rendere al massimo delle sue possibilità.

Dopo l’esibizione della band svedese è il turno dei co-headliner Stratovarius. Lo stage del gruppo finlandese viene preparato con attenzione e cura e si rivela decisamente all’altezza delle aspettative, proponendo due schermi che nel corso dello show continueranno a proporre immagini ed una scenografia che riprende sia l’artwork del recente album ‘Stratovarius’, sia quella del passato prossimo, rappresentata dai due ‘Elements’.

Sin dalle prime battute del concerto dei finlandesi si nota ancora una certa freddezza fra i componenti della band, o meglio, fra i componenti e Timo Tolkki, ma le canzoni si susseguono con ottima qualità di esecuzione e questo è ciò che conta veramente per gli spettatori assiepati di fronte al palco.

Tolkki si presenta ingrassato e con i capelli corti, ma la stazza notevole acquisita non apporta cali di virtuosismo nel suonare la propria chitarra in modo egregio.

L’altro Timo della band, Kotipelto, sfoggia come sempre una prestazione eccelsa, dimostrando per l’ennesima volta di avere doti canore notevoli ed un senso della professionalità che non sempre si trova nel mondo del metal.

Lo show dei nostri si snoda fra episodi più discussi della storia recente e gloriose testimonianze del passato. Dall’ultimo album ricordiamo soprattutto l’esecuzione di ‘United’, che viene accompagnata da proiezioni, sui pannelli descritti precedentemente, di messaggi inneggianti la pace per l’umanità e l’accusa al non-senso della corsa agli armamenti… un momento toccante che ha suscitato molti applausi… peccato che la canzone non fosse altrettanto interessante.

Si nota come il pubblico tenda a scaldarsi soprattutto per gli episodi datati, come conferma l’esplosione per ‘Hunting High And Low’ oppure per ‘The Kiss Of Judas’.

Viene eseguito anche un vecchio singolo, ‘Eaglehart’, che, a dispetto dell’insipidità e della esagerata prevedibilità, dal vivo assume connotati più credibili.

Grandiosi momenti sono legati ad esecuzioni di alcuni pezzi in acustico, fra cui ‘Paradise’ e ‘Forever’, che a tutt’oggi risulta essere un lento molto emozionante.

Gli Stratovarius però vogliono sottolineare bene il susseguirsi degli eventi all’interno del gruppo ed invitano il nuovo bassista Lauri Porra (che sostituisce il compagno di tutte le battaglie di Tolkki, il blasonato Jari Kainulainen) ad esibirsi in un assolo di presentazione al pubblico della band. Lo smilzo ed alto musicista, che non sembra certo un macigno, cerca di ricomporre la sua identità di metallaro DOC con un vocione rauco con il quale invoca, all’inizio della sua mini esibizione un: “Birra tutta mia”. L’assolo di Lauri non è investito di momenti interessanti (troppo incentrato su effetti sonori ai limiti del rumore e poco sulla tecnica e l’esecuzione) ed è volto più che altro a cercare di coinvolgere in urli smodati gli spettatori.

Il pubblico per un po’ gradisce e poi comincia a invocare ancora gli Stratovarius sul palco.

I nostri ritornano on stage e continuano uno show che dal punto di vista della risposta degli ascoltatori si dimostra vincente in alcuni frangenti e molto meno in altri, soprattutto per certe canzoni che dimostrano di non aver molto affondato nel cuore dei fan.

Dal punto di vista tecnico si sottolinea ancora l’estrema professionalità dei musicisti; Jorg Michael, alla batteria, è una certezza e nei pezzi veloci sembra un carro armato lanciato alla massima velocità; anche Jens, l’altro fratello Johannson, svolge egregiamente il proprio lavoro alle tastiere, creando ottimi tappeti ed esibendosi in godibili duelli con la chitarra di Tolkki (i due fratelli Johannson poi, si ritagliano un divertente siparietto in cui Anders cerca di fotografare sul palco, praticamente sotto il naso, Jens, mentre quest’ultimo è impegnato in complicate partiture).

Altri momenti emozionanti dello show sono poi legati all’esecuzione di ‘Destiny’ e soprattutto della conclusiva e prevedibile ‘Black Diamond’, che chiude il cerchio di un’esibizione che vede sempre più il metal melodico scandinavo (in questo caso svedese e finlandese) in cima nella lista degli interessi del pubblico italiano.

Foto di Federica Lunghi e Leonardo Cammi

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