Pro-Pain – Recensione: Straight To The Dome

“Straight To The Dome” è una release politically correct, essenziale ma non eccelsa, che non stupisce ma che porta sicuramente a casa il risultato.

Agli inizi degli anni novanta, precisamente nel 1992, quando l’ondata death metal si apprestava ad invadere il globo terracqueo, i nostri indossarono cappellini da baseball e t-shirt da rappers per dar vita insieme ad altre band d’oltreoceano a quell’ondata di groove metal con venature rap che avrebbe poi decretato la nascita del fenomeno nu metal.

Il quartetto newyorkese intraprese però una strada diversa, spogliandosi progressivamente della componente più “catchy”, remando verso i lidi più spogli ed “in your face” tipici dell’HC più intransigente. Il tredicesimo album dei Pro Pain consolida questa tendenza e ci presenta una band in grande spolvero, che non cerca di innovare o reinventare un genere, ma si “accontenta” attraverso una forma ben consolidata di creare caos nel mosh pit.

La titletrack “Straight To The Dome” apre le danze ed inizia come la scena di un film in cui il protagonista viene catapultato improvvisamente su di un treno in corsa, nemmeno il tempo di guardarsi intorno che la successiva “Payback” prosegue lungo la strada intrapresa dal principio; scorrono così “Nothing Left”, “Bitter Pill”, “Pure Hatred”, “Suck To Be You” ed il resto dei brani: non c’è un attimo di riflessione, non ci sono breakdown di circostanza, ma solo qualche breve mid tempo che lascia a malapena il tempo di riprendere fiato per poi rituffarsi nella folle corsa.

“A Good Day To Die” è l’unico episodio in cui affiora in superfice un accenno melodico nel refrain, una breve parentesi in cui il coro di voci maschili viene rafforzato da una voce femminile, pochi secondi che ben presto lasciano il posto alla risolutezza della formula HC targata Pro Pain.

Da sottolineare la prova dei due axemen Adam Philips e Marshall Stephens, capaci di sfornare ritmiche davvero al cardiopalma, ma allo stesso tempo in grado di ricamare assoli al vetriolo piazzati prepotentemente lungo tutto l’album.

L’album nella sua versione “limited” contiene quattro bonus tracks, vale a dire due live, una cover dei Bestie Boys e “Destroy The Enemy” nella versione demo del 2010, da ascoltare con grande attenzione anche la conclusiva “Zugabe!” , un brano davvero eccentrico che sembra catapultare l’ascoltatore direttamente negli anni novanta.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Sunny Bastard

Anno: 2012

Tracklist:

01. Straight To The Dome
02. Payback
03. Nothing Left
04. Bitter Pill
05. Pure Hatred
06. Sucks To Be You
07. Bloodlust For War
08. A Good Day To Die
09. Fallen Son
10. Judge
11.  Zugabe!
12. Egg Raid On Mojo (Beastie Boys Cover)
13. Destroy The Enemy (Original Demo Version 2010)
14. Stand Tall (20 Years Of Hardcore Tour 2011)
15. Pound For Pound (Live In Sittard, NL 2001)


Sito Web: http://www.pro-pain.com/

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