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Ics Vortex – Recensione: Storm Seeker

Approdo al debutto solista per il bassista/cantante ICS Vortex, noto al pubblico del black metal per le sue collaborazioni con Borknagar, Arcturus e Dimmu Borgir, ovvero alcune delle più interessanti realtà fuoriuscite dal nero calderone scandinavo anni ’90.

Il biondo crinito Simen Hestnæs propone con questo “Storm Seeker” un lavoro in linea con le sue esperienze pregresse, nel quale confluiscono abbondanti richiami allo stile di album come “The Archaic Course” (1998) e “Quintessence” (2000), nonché “Sideshow Symphonies” (2005).

Parliamo dunque di un metal con chiare reminiscenze black nel riffing e nelle vocals, ma dall’atmosfera epica, un ampio impianto melodico e strutture mediamente più aperte e ariose.

In veste solista ICS Vortex dimostra di sapersi muovere bene in sede di songwriting, e, pur non arrivando ai livelli raggiunti dal genietto svedese Vintersorg, riesce a creare e amalgamare soluzioni che girano bene, merito anche dei capaci musicisti coinvolti, ovvero i soliti noti Asgeir Mickelson (Spiral Architect, Ihsahn, Borknagar, Lunaris) alle pelli, Cyrus (Sarke, Susperia) e Jens F. Ryland (Borknagar) alle chitarre.

L’elemento di riferimento del disco è sicuramente l’aria, come si intuisce da titoli, lyrics e artwork, nonché dalle atmosfere dinamiche, mutevoli e certamente non oppressive.

I riff proposti (ad esempio in “The Blackmobile” e “Odin’s Tree”) echeggiano molto le band sopra citate, anche se, approfondendo l’ascolto, diventano palesi i numerosi riferimenti al progressive rock, come ben esemplificano le melodie di “Oil in Water”, le strutture vintage (Yes, Rush) di  “Windward” e “When Shuffled Off”.

La necessaria varietà nell’approccio è garantita dalla presenza di brani dal maggior impatto metal, ovvero “Flaskeskipper” e “Dogsmacked”, ma anche dalle relative sperimentazioni al synth della conclusiva “The Sub Mariner”.

Ottime le performace strumentali dei musicisti coinvolti, così come coinvolgenti ed espressive le linee melodiche cantate da Vortex, sorrette adeguatamente da una produzione potente e cristallina.

“Storm Seeker” ha quindi tutte le carte in regola per interessare il pubblico trasversale che ha apprezzato il percorso artistico di Hestnæs, anche se difetta della forza dirompente e dell’approccio innovativo che hanno caratterizzato l’operato di queste band, intelligenti e open-minded, un tempo etichettate come avantgarde black metal.

In conclusione un gran bel biglietto da visita per iniziare efficacemente la propria avventura solista, sebbene in futuro, data la caratura del personaggio in questione, è lecito aspettarsi qualcosa in più.

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