Stonetrip – Recensione: Run Free

Australiani di Melbourne, con “Run Free” gli Stonetrip portano al debutto un album che farà felici – e forse anche molto felici – i fan di Great White, Black Crowes, Bad Company, Electric Boys e Rose Tattoo… e naturalmente AC/DC, per quanto in versione più timida e composta. Fondati nel 2019 e formati da Mark Ritchie alla voce, Mick Malusa e Jason King alle chitarre, Con Batz alla batteria e Sebastian Barahona al basso, grazie al suono davvero quadrato ed esplosivo ottenuto presso il Lighthill Sound Recording Studio di Ricki Rae, gli Stonetrip regalano con “Run Free” un piacere che è innanzitutto per i sensi, ancor prima che arte da capire e metabolizzare. Un disco dal suono robusto e maturo (“Nightmare”) che offre non solo quantità, con le sue tredici tracce, ma anche momenti differenti che – ascolto dopo ascolto – vanno a comporre un quadro sorprendentemente variegato, soprattutto se consideriamo il relativo e rassegnato stagnare del genere. Dal drive elementare ma irresistibile dell’openerDark Night” alle atmosfere più sospese e rarefatte della seguente “Sideways”, l’impressione restituita dagli Stonetrip è quella di una band che infonde passione in tutto quello che fa, per nulla sottoposta alla pressione di dover fare quadrare tutti i conti alla fine di ogni brano. Ed è proprio grazie a questa ostentata libertà, quasi ai limiti della noncuranza, che le sue tracce amano ora protrarsi oltre il necessario oppure indugiare sul piccolo dettaglio, quasi per convincerti che quel passaggio merita un secondo, e terzo ascolto.

Potente impatto ed attitudine piacevolmente rilassata vanno così di pari passo, componendo piano piano un lavoro fatto di assoli metal, riffing classico, ipnotici giri di basso (“Scare Me”) e ritornelli-non-ritornelli che in realtà sono semplici ripetizioni di suoni e parole, quasi nell’intento di lasciare al drive ed alla musica la luce dei riflettori. Non si tratta peraltro di un disco monotono, trappola nella quale gli emuli di Angus Young e compagni sono caduti e continuano a cadere così spesso: qui ogni traccia ha una sua corposa atmosfera, un certo non so che di ruvido eppure stuzzicante (“Runaway”) alla Love/Hate che sarebbe anche facile tralasciare e criticare per la sua apparente semplicità… ma che poi sa conquistarti per il suo prendere le distanze da qualsiasi cosa di vagamente supponente, artefatto, pretenzioso. “Run Free” si presenta al contrario come un album prima di tutto curato ed onesto, da assaporare senza fretta, quasi appropriandosi per questi cinquantuno minuti degli spazi sconfinati dei quali la sua terra si compone. Attorno a questi suoni così ben registrati ci sono sempre aria fresca e riverbero (la title-track sembra quasi respirare attraverso le casse), ed anche spazio ed elettricità graffiante grazie alla bella prova di Richie (come nella passabilissima ed appassionata balladMy Angel”), come se le canzoni vivessero di una vita propria che va oltre la bontà di un ritornello o il virtuosismo di un singolo e passeggero assolo. Una vita che nasce nella chimica e nel ritmo, nel desiderio e nell’attesa (“The Show”), elementi che sarebbe impossibile individuare con precisione in quel dato minuto ed in quel particolare secondo, ma la cui presenza su questo album si fa sentire fin dai primissimi ascolti.

Bollare “Run Free” come un normale disco hard-rock in salsa australiana sarebbe tanto facile quanto deviante, perché questa collezione di sabbie e paesaggi possiede in realtà un potere evocativo ed una vitalità che nemmeno le sue note sembrano in grado di circoscrivere e trattenere. Dietro ai suoi riff tutto sommato elementari (“Pretty Flowers”, “Mercy”) ci sono tanta voglia di coinvolgere e divertirsi (“I Am Tomorrow”), sogni da condividere in continenti magari lontani ed altri in possibile attesa di essere realizzati, storie minime e prese dal quotidiano più umile ma cristallizzate – quasi esaltate – dalla robusta e famigliare impalcatura del rock. Agli Stonetrip non interessava certamente realizzare un capolavoro, né sovvertire regole e canoni di un genere che la sensazione del già sentito frequentemente rafforza, invece di indebolirlo. Ma se per i cinque di Melbourne sarebbe stato sufficiente registrare un decoroso album d’esordio, diciamo senza strafare, la missione pare aver fallito in modo spettacolare. “Run Free” è un disco pieno di divertimento e speranza (“Leave A Light On”) che contiene qualcosa di semplice e magico e gentile, che ad incensarlo troppo e consigliarlo insistendo gli si fa quasi un dispetto: questo è solo un disco da ballare nel disordine ed ascoltare possibilmente in compagnia, afferrando quella mano che sembra tenderti ogni volta che parte uno dei suoi ritornelli.

Etichetta: Golden Robot Records

Anno: 2023

Tracklist: 01. Dark Night 02. Sideways 03. Nightmare 04. Scare Me 05. Run Free 06. Pretty Flowers 07. Leave a Light On 08. I Am Tomorrow 09. My Angel 10. The Show 11. Mercy 12. Runaway 13. Wild Hearted Son
Sito Web: facebook.com/stonetripp

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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  1. Jason King

    We’d love to come to Italy to perform.
    Do you have any contact with booking agents in Italy?

    Reply

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