Stone Temple Pilots – Recensione: Stone Temple Pilots

Dopo ben 9 (!) anni, si rifà viva con un disco in studio, la band dei fratelli De Leo e di Scott Weiland (ormai esule dai Velvet Revolver), che tanto aveva cavalcato il fenomeno grunge negli anni ’90, ma che non era mai riuscita a raggiungere il successo dei vari “cugini” della scena di Seattle (gli STP, infatti, provengono dalla meno piovosa e più assolata San Diego), quali Nirvana, Soundgarden e Alice In Chains. L’album self-titled ci giunge così tardi perché, come tutti sapranno, la band si era sciolta nel 2001, per poi riunirsi nel 2008. Il gruppo, storia travagliata a parte, è sempre stato un mezzo enigma: grunge e hard rock, ma anche ballatone dal sapore più pop, si sono sempre fuse nel repertorio della band, contribuendo a creare un sound un po’ meno cupo rispetto agli illustri cugini, ma non per questo meno potente e incisivo. E, come la storia passata, anche questo (sesto) album in studio si muove sulle stesse coordinate. Dopo l’attacco sonoro dell’opener e primo singolo “Between The Lines”, si passa subito al mid-tempo quasi southern di “Take A Load Off”, per poi proseguire con “Huckleberry Crumble”, song che ricorda gli Aerosmith del periodo “Get Your Wings”, mentre la successiva “Hickory Dichotomy” si presenta come il pezzo più scanzonato dell’intero lotto, ma con una linea melodica maledettamente efficace. “Dare If You Dare”, una ballad moderna dal sapore retrò, chiude idealmente la prima parte dell’album facendo il paio con “Cinnamon”, canzone dall’incedere alquanto sixties, con un cantato davvero dolce e quasi candido. “Hazy Daze” inizia l’ipotetico “lato B” del disco, con un riff preso in prestito dagli ultimi Led Zeppelin e ponendosi da subito come canzone tosta, per aprire, successivamente, la strada a “Bagman” e “Peacoat”, una coppia di canzoni con gli anni ’60 degli Zombies e degli Animals nel Dna. “Fast As I Can”, al contrario, è assolutamente una rocker: veloce, con un riff di chitarra incalzante e con il testo che parla di sbronze e limiti da superare, per strada come nella vita. Con “First Kiss On Mars” e la conclusiva “Maver”, si ritorna ad un arrangiamento più delicato, forte di accompagnamenti “morbidi”, coretti sparsi qua e la, linee di pianoforte e degli assoli di chitarra malinconici e sognanti allo stesso tempo. Questa, dunque, la storia di quest’album: variegato in pieno STP style e di certo un bel prodotto; sicuramente sopra la media ma mai veramente esaltante (un po’ come tutti i dischi del combo californiano), dove sono le singole canzoni a farla da padrone (“Hickory Dichotomy”, “Between The Lines” e “First Kiss On Mars” su tutte, in questo caso) rispetto alla totalità delle composizioni. Gli Stone Temple Pilots sono tornati e, dopo nove anni di assenza, si può assolutamente dire che non sono cambiati per niente.

Voto recensore
6
Etichetta: Warner Music

Anno: 2010

Tracklist:

01. Between The Lines
02. Take A Load Off
03. Huckleberry Crumble
04. Hickory Dichotomy
05. Dare If You Dare
06. Cinnamon
07. Hazy Daze
08. Bagman
09. Peacoat
10. Fast As I Can
11. First Kiss On Mars
12. Maver


Sito Web: http://www.myspace.com/stonetemplepilots

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