Stone Sour – Papa Roach: Live Report della data di Milano

Il mondo metal ha gli occhi puntati sugli Stone Sour. Il quartetto americano, capitanato da Corey Taylor, si è imbarcato infatti in uno dei progetti più ambiziosi visti finora. La release di “House of Gold and Bones: Part I” segna l’inizio di un processo creativo apparentemente inarrestabile ad opera del mastermind della band: un concept album diviso in due parti, un racconto breve ad opera di Corey, pubblicato in due parti insieme agli album, quattro numeri di graphic novel firmati Dark Horse Comics incentrati sulla storia, esibizioni live e, possibilmente, due trasposizioni cinematografiche del concept stesso. Gli Stone Sour, per promuovere quest’opera massiccia si sono appena imbarcati in un tour europeo iniziato a Parigi, che li ha visti protagonisti all’Alcatraz di Milano il 26 di novembre, il quale ha avuto l’onore di rappresentare la seconda data di questo tour.

Alle 19 vengono finalmente aperte le porte e le masse cominciano ad affluire, posizionandosi davanti al Palco A, adibito per l’occasione, mentre la sottoscritta rimane fuori in attesa di essere convocata per l’imminente intervista con Josh Rand. Liberatasi giusto in tempo per sentire l’ultima canzone suonata dagli Papa Roach, mi trovo costretta di basare il report solo ed esclusivamente sugli headliner della serata: gli Stone Sour.

Il cambio di palco avviene alquanto velocemente: l’enorme banner dell’artwork di “The Connection” dei Papa Roach (presente sin dall’esibizione dei Hounds) viene sostituito con un’altrettanto enorme banner di “House of Gold and Bones” e tutti gli strumenti e microfoni vengono prontamente cambiati. Calano le luci, lasciando illuminato solamente il palco. “Gone Sovereign”, non a caso scelta come overture (la stessa traccia funge da opening al concept stesso), attacca le prime note, mentre Corey e soci prendono possesso del palco, con un ritardo di 20 minuti rispetto al previsto. Partendo con l’esibizione vera e propria al primo ritornello (“THIS IS MIIIIINE” non può che mettere immediatamente in evidenza il collo da montone di Corey), gli Stone Sour presentano il connubio “Gone Sovereign/Absolute Zero”, il quale si dimostra ancora più micidiale in veste live. “Mission Statement” e “Hell&Consequences” sono la prova lampante della grinta di Mister Taylor, infatti i due pezzi si susseguono veloci e precisi, portando i fan in un viaggio al ritroso nella discografia degli Stone Sour (brani rispettivamente presi da “Audio Secrecy” e “Come What(ever) May”, ndR).  “Non so quanti di voi se ne siano accorti, ma quest’anno è il decimo anniversario dell’uscita del nostro primo album, Stone Sour.” fa notare Corey. “Quanti di voi sono in possesso del CD?” chiede al pubblico, che gli risponde immediatamente con un boato che scuote le fondamenta dell’Alcatraz, scaldando l’atmosfera per il quinto brano della serata, “Orchids”. Tornando all’obiettivo principale di questo tour, cioè la promozione dell’ultimo album, gli Stone Sour eseguono “A Rumor of Skin”, per poi ributtarsi su “Reborn” (“Come What(ever) May”, ndR) e quindi riportarci a “Stone Sour” con “Monolith” e “Blotter”. La situazione si riscalda ulteriormente con “RU486”, il pezzo forse più aggressivo della prima parte del concept. L’esecuzione di “Say You’ll Haunt Me” segna il passaggio alla parte più “soft” della serata. Il pubblico segue Corey a squarciagola, creando un momento di intimità alla fine del quale Corey dà il via a “Digital (Did You Tell)” con una bellissima dedica: “Questa qui è per le giovani generazioni che hanno bisogno di scollegare i loro cervelli e prendere le loro posizioni.”. Terminata l’esecuzione, la band esce dal palco e il pubblico si appresta all’encore della serata. Ecco infatti Corey tornare sul palco da solo, chitarra acustica sottobraccio, posizionandosi davanti al microfono e accennare la prima strofa e il ritornello di “Nutshell” degli Alice in Chains, lasciando i fan piacevolmente sorpresi. Tocca a “Bother” creare un momento di intima sinergia tra Corey e il pubblico: la ballata tuona nelle gole di quasi tutti i presenti fino alla fine (dove Corey si concede un simpatico scherzetto ai danni dei presenti). Mayorga e Root raggiungono Corey sul palco e “Through Glass” continua il momento di “coesione” anima e voce prima della conclusione della serata, tornando ai ritmi aggressivi con “30/30-150”. Finito il pezzo, la band abbandona il palco quasi immediatamente, senza salutare doverosamente il pubblico, rimasto comunque soddisfatto e colpito dall’esibizione.

Mairo Cinquetti

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Inguaribile punkettone e amante di tutto ciò che fa tupa-tupa. La mia dimensione ideale è dentro al pit, armato di reflex e pronto a immortalare tutti ciò che va oltre la musica.

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  1. rosario

    2 gruppi inutili,gia’ quando uscirono erano inutili,figuriamoci oggi.

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